«Il tartufo maltrattato, serve una legge che lo tuteli», l'appello dell'Associazione nazionale - NewsAgeAgro

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«Il tartufo maltrattato, serve una legge che lo tuteli», l'appello dell'Associazione nazionale


PIACENZA - «Chiediamo che finalmente venga varata la legge, che ci è stata promessa da 20 anni, per tutelare il tartufo italiano. E’ un prodotto di pregio che ci mette nell’olimpo del Made in Italy nel mondo, ma noi lo facciamo mangiare dai cinghiali. Versiamo le quote delle tessere, ma il ricavato non viene destinato al rimboschimento o alla piantumazione o alla cura di nuove tartufaie. I soldi finiscono nel calderone generale, per la sanità o per coprire i buchi di bilancio». E’ lo sfogo di Riccardo Germani, presidente dell’Associazione nazionale tartufai italiani, che l’11 maggio ha partecipato alla prima cena sociale della sezione di Piacenza - nata nel dicembre del 2017 - che raccoglie un centinaio di soci. Una serata in cui è stato consegnato il premio fedeltà ai tartufai piacentini oltre al più anziano (Aldo Toscani, 86 anni) e al più giovane (Chiara Cantarelli, 18 anni).

 

Piacenza, ha detto il presidente provinciale Giuseppe Crescente, è la prima provincia in regione per la raccolta di tartufi, ma gli ostacoli sono tanti. «Il tartufaio - ha sottolineato - è non solo un appassionato del prezioso tubero, ma rispetta l’ambiente, vive in simbiosi con la natura, ama il suo cane, tutela la biodiversità ed è una sentinella dei territori». Il tartufo, poi, potrebbe produrre anche reddito e generare occasioni di lavoro. In cucina, poi, il tartufo (bianco e nero) è uno dei prodotti più raffinati e il suo costo deriva dal pregio di ogni tubero. Insomma, un prodotto della natura che potrebbe soddisfare molte esigenze, ma che sembra non esistere.

 

Ma non tutti i tartufai sono corretti. Per diventare autorizzato alla raccolta, occorre superare un esame in Provincia che consente di ottenere il tesserino. «Purtroppo - spiega la segretaria Patrizia Francavilla - molte persone escono senza il cane e scavano la terra con una zappa, provocando danni ai terreni e tartufi. Se si recidono le radici sotto terra, il tartufo non nasce più. Purtroppo, i controlli sono pochi. Noi promuoviamo sì la libera ricerca, ma all’interno di regole». Un altro nemico del tartufo è il cinghiale, che in questi ultimi anno sta proliferando e non di rado ne sono stati avvistati anche in città. La fauna selvatica, infatti, è al centro di una battaglia del mondo agricolo, che ne chiede a gran voce il contenimento, perché devasta le coltivazioni e mette a rischio i raccolti. E pensare che, agli inizi del secolo, i tartufai usavano il maiale per la ricerca “dell’oro nero”. Un altro animale che rovina il tartufo è il capriolo, anch’esso in deciso aumento negli ultimi tempi: «Il capriolo affila le corna contro la corteccia degli alberi facendola anche morire. Quando poi si tratta di piante micorizzate, queste rischiano di vedere rovinate la radici che non producono più tartufi». Le piante principali - importante è anche il terreno e le sue caratteristiche agronomiche - sono il nocciolo, il càrpino e la roverella. Piacenza è fortunata perché le tartufaie si trovano in tutte le nostre vallate.

 

Una accorato appello in difesa del tartufo è arrivato da Pietro Saggini, esperto e decano dei tartufai piacentini: «Il tartufo sta scomparendo. Viene distrutto - ha affermato - da chi zappa, dai bracconieri, dai cinghiali. La raccolta deve essere liberà, ma nel rispetto della natura, dell’ambiente e seguendo le regole».

 

Al termine, sono state consegnate le medaglie per la “fedeltà”, oltre che al più giovane e al più anziano, a Vittorio Zazzera, Salvatore Scorpo, Giovanni Mazzocchi, Alessandro Calza, Sabrina Scotti, Emilio Zambianchi, Luigi Rossi. Una medaglia è andata anche a Giuseppe Fricano, consulente scientifico dell’associazione, ex docente all’Istituto di Botanica e genetica all’Università Cattolica e insegnate all’istituto professionale agrario Stanga, a Cremona. Riconoscimenti, infine, anche a sei donne. I tartufai piacentini si sono dati appuntamenti in giugno, per una gara cinofila a Castell’Arquato.

 

(sotto, da sinistra Francavilla e Germani; Crescente, Saggini e il gruppo dei premiati - foto gisimage)


12 maggio 2018
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