Agricoltura

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Bologna, le potenzialità del sorgo, risparmio e tutela dell'ambiente: un convegno il 21 novembre


BOLOGNA - Agricoltura e sostenibilità ambientale. Due facce della stessa medaglia su cui oggi si concentrano molti dibattiti, soprattutto se legati ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze. Dei vantaggi che il sorgo può garantire all’aspetto economico dell’agricoltura e a quello della sostenibilità ambientale si parlerà a Ozzano Emilia (BO) il 21 novembre 2019 quando, nell’Aula Messieri del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, a partire dalle 9.30, si terrà il convegno “Il sorgo, la risposta a un’agricoltura che guarda al futuro”, promosso dall’Organizzazione Interprofessionale europea Sorghum ID.

 

Un’occasione molto importante di approfondimento e confronto durante il quale di questo cereale, quinto per importanza al mondo, si parlerà a 360 gradi: dai risultati della ricerca scientifica sul miglioramento genetico della pianta al suo impiego nella razione alimentare delle bovine da latte; dalla produzione di biometano alla coltivazione per l’alimentazione umana; dagli obiettivi del Progetto Sorghum ID, volto a incentivare la produzione di sorgo a livello europeo, agli aspetti economici e di sostenibilità ambientale che, come abbiamo detto, ne derivano. Di questi parlerà Alessandro Ragazzoni, docente del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna.

 

«Le mutate condizioni climatiche a cui assistiamo da qualche anno a questa parte e che soprattutto in Pianura Padana si manifestano con eventi molto violenti, capaci di scaricare al suolo grandi volumi d’acqua - spiega - alternati a periodi particolarmente siccitosi, ci impongono una serie di riflessioni che non possono essere disattese e che, in questo caso specifico, dimostrano la notevole adattabilità del sorgo a fronteggiare condizioni che non è esagerato ritenere estreme, una adattabilità ben superiore a quella che può dimostrare il mais». Una  delle caratteristiche del sorgo, infatti, è proprio quella di essere considerata una pianta “C4”, che significa possedere un meccanismo di assorbimento della CO2  in grado di garantire un migliore rendimento della fotosintesi e quindi una migliore efficienza in condizioni di caldo e siccità.

 

RISPARMIO E AMBIENTE «In base a queste considerazioni - ragiona Ragazzoni - è necessario fare valutazioni economiche e ambientali dalle quali emerge che il sorgo rappresenta sicuramente un’alternativa molto interessante alla coltivazione del mais per due motivi principali. Il primo è di carattere economico, perché produrre sorgo vuol dire risparmiare sui costi colturali a iniziare da quelli energetici necessari per il funzionamento degli impianti di irrigazione, a cui si aggiungono i risparmi legati a un minor impiego di concimi azotati, che in media si riducono del 20-25%. Il secondo aspetto è di più ampio respiro e riguarda l’ambiente, a iniziare da un fabbisogno idrico contenuto e dalla possibilità di esercitare un maggior controllo sulle emissioni climalteranti che rispetto al mais sono molto ridotte.  La ricerca scientifica deve puntare molto sul miglioramento genetico del sorgo - conclude - e soprattutto per la tipologia da granella, destinata all’alimentazione zootecnica, riuscire a dimostrare tutte le sue potenzialità. Le resistenze di una parte del mondo agricolo, abituato con il mais a raccolti che mediamente oscillano tra i 120 e i 130q./ha, esistono e possono anche essere comprensibili dal momento che con il sorgo si può arrivare attualmente a una media di 80q/ha. Le condizioni ambientali però stanno visivamente cambiando e ci obbligheranno a trovare soluzioni sostenibili sia da un punto di vista economico che ambientale. Con il sorgo, la soluzione potrebbe essere a portata di mano».


23 ottobre 2019
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