Agroalimentare

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BonTà a Cremona, cibo, tecnologia e i dati boom sul food cremonese


CREMONA - «Il settore agroalimentare in Italia costituisce l’essenza dell’economia che fa leva sul brand made in Italy, tra i più temuti competitor del mercato mondiale perché portatore di primati legati alla qualità dei prodotti, all’innovazione tecnologica all’avanguardia, al rispetto della tradizione, alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità». Roberto Zanchi, presidente di CremonaFiere, commenta così dati diffusi dal Centro di Ricerca per lo Sviluppo imprenditoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (CERSI) che dimostrano che la punta di produzione più alta dell’agroalimentare italiano in questo momento si trova a Cremona, cittadina lombarda che detiene una quota dell’11,3% dell’export alimentare regionale e del 2,21% italiano.

 

IL BONTA' Questi dati saranno oggetto di analisi anche durante gli eventi organizzati per il “BonTà”, il Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori, a CremonaFiere da sabato 10 a martedì 13 novembre. In questa occasione la produzione italiana farà sfoggio delle proprie eccellenze per proiettarsi sui mercati esteri e puntare all’export. Il tutto in una sede, quella di CremonaFiere, che a distanza di dieci giorni dalla chiusura delle Fiere Zootecniche Internazionali, con il Bontà chiude di fatto il cerchio dell’intera filiera della produzione agroalimentare di qualità: dal produttore di materia prima, fino al consumatore.

 

I NUMERI DEL FOOD I dati del centro studi di Federalimentare parlano chiaro: l’export nel settore agroalimentare nel 2018 è aumentato del 2,8% rispetto all’anno precedente producendo un fatturato di oltre 23 milioni di euro (dati aggiornati a luglio 2018). In controtendenza rispetto al periodo precedente alla grande crisi finanziaria che ha colpito l’occidente, oggi il settore si è riorganizzato puntando sulla valorizzazione dell’unicità dei prodotti delle piccole aziende. I fattori vincenti dell’agroalimentare italiano sono, tra gli altri, soprattutto l’ampia offerta di prodotti di qualità, certificazioni riconosciute dai mercati internazionali, ma soprattutto la capacità di mantenere saldo il rapporto del prodotto con il territorio d’origine riconoscendolo come patrimonio nazionale. La domanda estera è stata fondamentale per la crescita della produzione agroalimentare italiana. I dati ISMEA infatti riportano che l’industria alimentare italiana è la seconda del Paese dopo quella meccanica. Il peso totale del fatturato agroalimentare (132 miliardi di euro per l’industria alimentare + 55 miliardi di euro stimati per il primario agro-zootecnico) rappresenta l’11,3% sui 1.672 miliardi del Pil nazionale 2016. Restringendo il fuoco della lente alla più consistente produzione nel settore il Cersi attesta Cremona come l’undicesima provincia in Italia in valore assoluto dell’export alimentare, quinta per propensione totale all’export alimentare (Export su V.A.) e terza per la filiera lattiero-casearia, mostrando una performance in forte crescita sui mercati esteri.

 

MOMENTO POSITIVO Il territorio cremonese esprime, per tradizione, esperienze privilegiate riguardanti la filiera dell'agroalimentare nei suoi vari segmenti: produzione, trasformazione ed esportazione. Queste caratteristiche hanno prodotto particolari competenze che possono accompagnare lo sviluppo della filiera nell’ambito della ricerca, dell'innovazione e della promozione. A Cremona, secondo il CERSI, in questo momento si sarebbe creata una congiuntura favorevole di diversi fattori che hanno portato alla nascita di un “eco-sistema” locale a sostegno dell’impresa agroalimentare. Primo fra tutti il lavoro strategico che ha puntato sulla formazione universitaria e post laurea, fondamentale per la competitività di un territorio. Ma anche la ricerca ricopre un ruolo fondamentale, così come i “facilitatori d’impresa”, cioè quei soggetti pubblici o privati, che mettono a disposizione degli imprenditori spazi fisici, consulenze, concorsi e numerose altre iniziative utili a sviluppare una cultura d’impresa. A seguire, ma non meno importanti, gli Osservatori a servizio delle filiere con il compito di analizzare particolari fenomeni, e il sistema fieristico che sta attraversando una profonda trasformazione. Si pensi che CremonaFiere oggi rappresenta un grande polo di attrazione e straordinario motore di sviluppo per l'economia del settore in cui è attiva e del proprio territorio. Nel corso degli ultimi anni ha assunto un valore aggiunto rilevante determinato dalla necessità di promuovere, informare e creare relazioni con mezzi, contenuti e linguaggi nuovi: un valore che supera la tradizionale percezione del “fare fiera” tanto da diventare parte essenziale di una moderna ed efficace concezione dell'organizzazione fieristica.


08 novembre 2018
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