Agricoltura

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Cia Ferrara: «Macché boom di giovani in agricoltura, sono pochi e il sistema li respinge»


FERRARA - «Non è un Paese per giovani, soprattutto per quelli che vorrebbero lavorare nel settore agricolo». Secondo il presidente di Cia Ferrara, Stefano Calderoni, i dati dell’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Ferrara non lasciano dubbi: le imprese agricole individuali sono in calo, seconde solo a quelle del commercio. Diminuiscono anche le aziende condotte da giovani, una contrazione non drastica a livello di numeri, ma significativa per delineare una tendenza economica e sociale.

 

«In questi anni si è parlato molto di giovani agricoltori - ha detto Calderoni - e sostegno al ricambio generazionale. Un tema fondamentale, che spesso è stato usato come strumento di propaganda, tanto che i media hanno finito con il dipingere un massiccio ritorno alla terra degli under 35. Si tratta però di un quadro poco realistico e sono i dati statistici a confermarlo. C’è sicuramente un rinnovato interesse per l’agricoltura - lo dimostra anche l’aumento delle iscrizioni a scuole superiori e facoltà di Agraria - ma questo non si traduce automaticamente nella nascita di una nuova generazione di agricoltori. Molti scelgono attività legate, ad esempio, al marketing agroalimentare o alla ricerca, altri vogliono davvero diventare imprenditori agricoli, ma si trovano a percorrere un impraticabile percorso a ostacoli e rinunciano».

 

«La verità - continua Calderoni - è che al netto di un numero ancora esiguo di imprese agricole innovative condotte da giovani, c’è una maggioranza di ragazzi esclusi dal settore. Le difficoltà principali rimangono l’accesso alla terra e al credito. Inutile nascondere l’evidenza: nella maggior parte dei casi chi non proviene da una famiglia di agricoltori in possesso di una superficie adeguata di terreno, o non ha un capitale da investire, è fuori. In questo senso la Banca delle Terre agricole - terreni dello stato messi a disposizione degli agricoltori - è una buona iniziativa, ma inefficace dal punto di vista operativo. Queste terre andrebbero, infatti, concesse in affitto e non vendute, per diventare un bene “circolare” virtuoso. In questo modo, un giovane agricoltore riuscirebbe a usufruirne per sviluppare una startup, valutare la reale redditività dell’azienda e anche l’attitudine a lavorare nel settore. Potrebbe poi scegliere se tenere i terreni o rinunciarvi, facendoli tornare nella disponibilità dello stato e di altri giovani. Ora, invece, c’è il rischio che chi possiede la terra prossimale a quella messa a disposizione dallo Stato chieda di acquistarla, allargando semplicemente la superficie di aziende già esistenti».

 

«I giovani - conclude il presidente Cia - non stanno tornando in massa all’agricoltura, perché è il sistema stesso che li respinge. Per questo bisogna fare di più e ci impegneremo nei prossimi mesi, anche ai tavoli istituzionali e attraverso Agrinsieme, per sollecitare azioni concrete e mirate per invertire questa tendenza, che rischia di compromettere lo sviluppo dell’agricoltura ferrarese».


09 febbraio 2018
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