Agroalimentare

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Coldiretti: «Con i dazi Usa rischio di crollo dell'export di Parmigiano Reggiano»


bologna - Sono stati migliaia gli allevatori, casari, stagionatori, gastronomi e consumatori del popolo del Parmigiano Reggiano scesi in piazza con vacche, caldaia e zangole al seguito al Villaggio contadino della Coldiretti nel centro di Bologna per difendere il prodotto italiano più conosciuto nel mondo minacciato dalla guerra dei dazi con gli Usa, che potrebbero essere autorizzati il prossimo 30 settembre dal Wto ad applicare tariffe  per un importo compreso tra 5 e 10 miliardi di dollari ai prodotti europei compresi formaggi e vini.

 

RISCHIO CROLLO EXPORT IN USA Di fronte ai nuovi pericoli legati al divampare delle guerre commerciali gli allevatori della Coldiretti, guidati dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sono stati costretti a lasciare le proprie aziende per preparare il Parmigiano nel centro della Food Valley italiana utilizzando antichi attrezzi e seguendo rituali vecchi di ben nove secoli di storia. Quello americano è, dopo la Germania, il secondo mercato estero per Parmigiano e Grana su cui Trump minaccia di applicare un dazio pari al valore del prodotto importato. «Ciò significa - rileva Coldiretti - che la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano».

 

I NUMERI DEL PARMIGIANO Da difendere - continua la Coldiretti - c’è un sistema produttivo unico al mondo «dal quale si ottengono circa 3,7 milioni di forme all’anno, con 330 piccoli caseifici artigianali della zona tipica alimentati dal latte prodotto nelle circa tremila stalle rimaste dove si allevano circa 250mila mucche. Una stagionatura che varia da 12 a 24 mesi, il divieto nell’uso di insilati, additivi e conservanti nell’alimentazione del bestiame, un peso medio delle forme di 40 chili, l’impiego di 14 litri di latte per produrre un chilo di formaggio e 550 per produrre una forma sono le caratteristiche distintive del prodotto alimentare italiano più conosciuto e più imitato nel mondo».

 

SERVE UN CONFRONTO CON LA CASA BIANCA «L’Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che come ritorsione ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed ora - ha affermato il presidente Prandini - l’Italia rischia di essere ingiustamente anche tra i Paesi più puniti dai dazi Usa per la disputa tra Boeing e Airbus che è essenzialmente un progetto francotedesco. Una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte».


30 settembre 2019
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