Agricoltura

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Coldiretti Lombardia, abbattimento cinghiali: «Frutto di un nostro progetto»


MILANO -«Un grande risultato frutto del lavoro di Coldiretti e della collaborazione con Regione Lombardia, che garantisce la legittima difesa e tutela gli interessi delle imprese agricole». Così Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, commenta l’approvazione della delibera regionale che per la prima volta dà la possibilità agli agricoltori, provvisti di regolare licenza, di abbattere tutto l’anno i cinghiali, con l’ampliamento dell’attività di contenimento finora riservata solo alla polizia provinciale e ai cacciatori. 

 

«Una decisione - precisa Prandini - che arriva dopo un percorso iniziato un anno fa, durante il quale come Coldiretti abbiamo chiesto che agli imprenditori agricoli abilitati fosse concesso di poter abbattere questi animali anche al di fuori del periodo di caccia. Una misura che oggi raggiungiamo grazie alla proposta dell’assessore all’Agricoltura, Fabio Rolfi, e al confronto con il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana».

 

Il via libera - afferma la Coldiretti - arriva mentre «i cinghiali si sono moltiplicati in tutta Italia, raggiungendo oltre un milione di esemplari che, dalle campagne alle città, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, oltre a distruggere i raccolti agricoli». 

Nel provvedimento della Lombardia - spiega la Coldiretti - si riconosce nella sostanza la possibilità da parte dei proprietari e conduttori di terreni agricoli di «esercitare una facoltà di legittima difesa in presenza di minime condizioni che semplificano il precedente approccio burocratico. Tra i requisiti, si ritiene in particolare l’accertamento di danni alle colture nei 6 mesi antecedenti la data di presentazione della domanda di autorizzazione che ha la durata di 12 mesi; la titolarità di licenza di porto di fucile e la abilitazione alla caccia di selezione nel caso di ricorso a particolari modalità. Naturalmente, l’esercizio dell’abbattimento deve avvenire in condizione di sicurezza attraverso la comunicazione preventiva agli organi di polizia competenti per il territorio oltre che di compatibilità ambientale risultando vietato l’intervento nelle aree protette, ma è anche previsto un sistema di tracciabilità per garantire il monitoraggio e il controllo sanitario».


11 giugno 2018
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