Agroalimentare

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Competere: «L'etichetta rischia di illudere il consumatore, come accade per l'olio di palma»


ROMA - «Il 95% dei consumatori crede che i prodotti “senza” siano più salutari. Ma in quanti sanno che si tratta di uno strumento di marketing che le aziende alimentari impiegano per cercare di catturare più consumatori in un mercato estremamente competitivo e saturo? Le etichette che pretendono di assecondare il desiderio di salute dei consumatori in realtà stanno semplicemente rischiando di fuorviarli». Così Pietro Paganini, intervenendo oggi 9 gennaio, a Kuala Lumpur davanti ad una platea di oltre 600 produttori, esportatori e raffinatori di olio di palma e che, tra i partecipanti annovera anche figure chiave del governo malese tra cui il ministro dell’industria, Seri Mah Siew Keong

 

«Le ricerche che abbiamo realizzato nell’ultimo anno con il nostro Centro Studi - puntualizza Paganini, managment dell'innovazione di Competere un laboratorio per gli studi sulla sostenibilità - dimostrano che l’assenza di un ingrediente nelle etichette convince il consumatore (95%) che il prodotto è migliore, stimolando i meccanismi di scelta del nostro cervello. Parimenti le analisi effettuate a campione, fanno emergere che il 90% dei consumatori, per paura che le aspettative vengano poi disattese, si ferma all’etichetta, senza però verificare gli effetti che scaturiscono dall’assenza di un ingrediente: solo il 10% del campione infatti legge le tabelle nutrizionali e solo il 2% approfondisce con ricerche online».

 

Secondo Paganini, «l’esempio più eclatante di questo atteggiamento è proprio quello dell’olio di palma, laddove la sua sostituzione con altri ingredienti non ha determinato un minor livello di grassi saturi e quindi prodotti più salubri così come non si tratta di ingredienti che provengono da coltivazioni più sostenibili».

 

«La conseguenza - conclude Paganini - è che il consumatore viene confuso dalle etichette: acquista un desiderio, ma consuma un’illusione. E purtroppo, come nel caso dell’olio di palma, le imprese si stanno approfittando di questo meccanismo, piuttosto che essere più responsabili, prima ancora che verso l’ambiente, verso i consumatori».


09 gennaio 2018
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