Agricoltura

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Confagricoltura Lombardia incontra i candidati alle Europee: «Il nostro food è distintivo, valorizzatelo»


MILANO - Confagricoltura Lombardia incontra i candidati alle prossime elezioni europee e chiede loro cosa faranno per valorizzare l'agricoltura e l'agroalimentare made in Italy. Il 26 maggio si svolgeranno elezioni di fondamentale importanza per disegnare il futuro dell’Unione europea, segnate dalla competizione tra forze in campo che presentano visioni radicalmente contrapposte a proposito dell’idea stessa di Europa. Il mondo dell’agricoltura guarda con grande interesse a questo appuntamento, consapevole di essere al centro dell’unica politica realmente comune: la PAC, che sarà rivista dopo il 2020.

 

Confagricoltura Lombardia ha deciso di promuovere un confronto pubblico con i candidati alle elezioni europee. L’appuntamento è per martedì 2 aprile, alle 16.30, alla Fiera di Cremona, nella Sala Stradivari. Dopo l’introduzione di Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia, moderati dal giornalista Guido Lombardi, interverranno Angelo Ciocca (Lega), Lara Comi (Forza Italia), Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia), Eleonora Evi (Movimento 5 Stelle) e Marco Carra (Partito democratico).

 

«Questo incontro - commenta il presidente Boselli - sarà un’occasione importante per conoscere da vicino le differenti visioni proposte da coloro che si candidano a rappresentarci a Strasburgo e a Bruxelles, dove saranno prese decisioni cruciali per il futuro dell’agricoltura europea. Non sarà affrontato solo il tema della Pac. Infatti, in questo momento stiamo vivendo una situazione paradossale, con un made in Italy forte e ricercato nel mondo cui fa da contrappeso un’agricoltura nazionale che sta soffrendo per difficoltà economiche, burocratiche e legate all’incertezza generale».

 

Boselli sottolinea che «le più importanti decisioni che interessano il nostro sistema passano da Bruxelles; ai rappresentanti politici quindi chiediamo di mettere i giusti paletti per una crescita comune del settore primario e dell’intero sistema agroalimentare: penso alle norme contro le pratiche sleali, ma anche alle misure per valorizzare la distintività dei nostri prodotti. Proprio il mondo politico è chiamato a fare chiarezza su cosa sia davvero il made in Italy: noi riteniamo che sia il prodotto di una filiera e non ciò che viene trasformato in Italia usando materia prima che ha altre provenienze. Le istituzioni devono aiutarci a valorizzare le nostre produzioni, che si differenziano dalle commodities che arrivano dall’estero».


30 marzo 2019
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