Agroalimentare

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Confagricoltura Piacenza: «La materia grassa del latte ha un valore che va riconosciuto agli allevatori»


PIACENZA - La seduta del 26 febbraio della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi ha visto un rialzo delle quotazioni per tutte le tipologie di burro e per la crema di latte che, rispetto ad un anno fa, guadagna il 26,8 %. In calo, invece, i prezzi del Grana Padano, che perde (a seconda della stagionatura) dal 12% al 16%, invariati quelli degli altri formaggi. Il prezzo del latte spot, rispetto al 2017 (dati Clal) è sceso del 25,5%, mentre in Lombardia il prezzo medio del latte crudo alla stalla rilevato dal noto portale Clal è attorno ai 36,00 - 37,00 cent/litro.

 

«Il mercato è molto dinamico e le quotazioni sono sempre più volatili - spiega il direttore di Confagricoltura Piacenza, Marco Casagrande - la tendenza che si legge è comunque quella, nel medio periodo, di un decremento delle quotazioni del latte». In un momento di offerta crescente la dinamica elementare dell’economia è un’immediata perdita di tonicità del mercato. In questa prospettiva, gli accordi interprofessionali annuali, che in passato tentavano di governare le quotazioni, risultano sempre meno rispondenti alle esigenze delle diverse categorie. «Abbiamo un mercato - prosegue Casagrande - all’interno del quale esistono opportunità di cui anche la produzione deve poter beneficiare, come l’ottima valorizzazione della materia grassa». Il trend è dovuto alla richiesta in crescita dei Paesi emergenti e del Sud Est Asiatico (va detto, però, che la Cina chiede anche sempre più latte) legata alla scoperta del burro al posto dei grassi vegetali tradizionalmente impiegati. Va aggiunto che, anche da parte dell’industria agroalimentare nazionale, in seguito alla criminalizzazione dell’olio di palma, parte delle produzioni hanno sostituito questo grasso con il burro.

 

«Il maggior valore di questa materia prima - sottolinea il direttore di Confagricoltura - va ridistribuito lungo la filiera e la sua buona remunerazione è un’opportunità che riteniamo debba essere considerata anche nella determinazione del prezzo del latte, magari anche valorizzando uno strumento già in essere, quale quello delle tabelle qualità, aumentando il valore dei premi per la percentuale di materia grassa. La filiera del Parmigiano Reggiano, ad esempio, ha recentemente sottoscritto un accordo proprio in questo senso. A nostro avviso questo è il modo opportuno di approcciare l’economia da parte della filiera». Un’ulteriore riflessione, secondo Casagrande, meriterebbe poi l’analisi dei consumi di latte: pur nel generale calo delle vendite al consumo del latte pastorizzato fresco, si evidenzia la crescente preferenza per il latte scremato e parzialmente scremato a svantaggio del latte intero. «La richiesta di prodotti freschi scremati e light rende disponibile ulteriori percentuali di materia grassa che trasformazione e distribuzione valorizzano con prodotti come panna, burro, mascarpone ecc. con ampie marginalità. Queste valutazioni - conclude Casagrande - non vanno dimenticate nella determinazione del prezzo che, invece, con l’attuale asset economico rischia di penalizzare solo il latte alla stalla».


03 marzo 2018
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