Agroalimentare

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Crisi Grana e ritiro forme, Fava al ministro: assurdo non poter usare fondi Psr


CREMONA - «Ben venga l'apertura di oggi del ministro Martina, che ci ha informato di aver chiesto alla Ue i fondi per la proposta del ritiro forme per gli indigenti. Ma noi abbiamo un Psr da 1 miliardo e 200 milioni, spiegatemi perché li posso usare per realizzare un impianto di mungitura e non per un'emergenza economica, in virtù della quale tra sei mesi magari quella stalla di cui ho finanziato l'impianto non c'è più. Ci dica il Governo, una volta per tutte, se ci mette nelle condizioni di poter intervenire per far sparire dal mercato una parte di quel prodotto. Siccome più del 50 per cento del latte lombardo viene destinato a un ciclo preciso, un'attività che oggi vive una crisi, o usiamo uno strumento straordinario direttamente e le risorse le abbiamo oppure abbiamo perso tempo». Lo ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura, Gianni Fava, intervenendo oggi, 12 ottobre, al convegno “Dalle stalle lombarde a New York. Il Made in Italy alla sfida dei mercati”, organizzato nel corso della tappa cremonese del Lombardia Expo Tour.

METTERE IN SICUREZZA PRODOTTI DI QUALITÀ Fava ha replicato così al ministro delle Politiche agricole in merito alla proposta di ritiro delle forme di grana da destinare agli indigenti. Martina ha ricordato il bando da 12,5 milioni di euro per il ritiro dei formaggi Dop. «La soluzione indicata dal ministro - ha aggiunto Fava - che vale 12 milioni di euro per tutti i formaggi indistintamente, dal tutelato al non tutelato, non vale per il Grana padano. Addirittura il Reggiano non ha diritto a partecipare a quel bando e così abbiamo escluso di fatto l'11 per cento della produzione di Reggiano che sta in Lombardia, in provincia di Mantova».

NITRATI, IN ATTESA DI RISPOSTE «Se, da un lato, abbiamo più strumenti col Psr - ha ricordato l'assessore lombardo - dall'altro abbiamo quasi il 45 per cento di aziende fuori dal sistema, che non possono essere finanziate, per cui i soldi del Psr non posso usarli. Allora: o chiariamo che quel sistema non va o altrimenti abbiamo perso tempo».

Fava ha pi inclazato su altri temi: «Il calendario dei nitrati è una scelta demenziale italiana, un'applicazione nostrana di una norma europea. Noi ci eravamo lasciati a un tavolo interministeriale dicendo che, entro il 30 giugno, sarebbe uscito un decreto. Ma un provvedimento sul digestato non ci avrebbe risolto il problema: non devo salvaguardare il biogas, ma i produttori di latte». «Non solo - ha proseguito Fava - se il provvedimento arrivasse il 1° novembre, entrerebbe in vigore la regolamentazione dell'anno precedente. Che arrivi o no in quella data allora non cambia nulla e la prossima stagione sarà ancora regolamentata con modalità che mettono in difficolta le imprese e che non ci permettono di usare le risorse come si dovrebbe».

ITALIA SI SALVA CON AGROALIMENTARE LOMBARDO Fava ha nuovamente stigmatizzato l'atteggiamento dell'Europa, «che parla in modo astratto di sviluppo rurale, dicendo che siamo sbilanciati sulle imprese. Noi abbiamo gli agricoltori che vivono del loro mestiere, non abbiamo altri sistemi. Dobbiamo affermare questo a Bruxelles, altrimenti diventa un problema per il resto d'Europa se salta la nostra filiera, un mondo fatto da gente che lavora a prescindere dallo stato di crisi». L'assessore ha concluso: «Se si salva il sistema agroalimentare lombardo, si salva il resto del Paese dall'idea che debba intervenire l'Europa con misure straordinarie. Non si tratta di essere irrituali, io devo cercare di dare risposte a un mondo agricolo che le attende da tempo».


12 ottobre 2014
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