Agricoltura

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Ddl sul bio al Senato, Confagricoltura: «Ma non si getti discredito sulle coltivazioni tradizionali»


PIACENZA - «Non siamo contrari al metodo bio - rimarca Marco Casagrande (nella foto) direttore di Confagricoltura Piacenza tornando sul disegno di legge dedicato al biologico in discussione al Senato - ma riteniamo di avere il dovere di tutelare la libertà di impresa e la competenza della stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli, che, pur operando in agricoltura convenzionale, rispettano le norme e producono materie prime alla base di una filiera alimentare controllata sana e sicura. Un cosa è normare il metodo biologico, attraverso un disegno di legge dedicato, altro è, attraverso norme e regolamenti, guidare l’agricoltura nazionale verso l’adozione di una determinata metodologia produttiva, definita strategica, a scapito delle altre».

 

NO AL DISCREDITO Nel ddl si fa riferimento, tra le altre azioni, alla costituzione di biodistretti nei quali «gli agricoltori convenzionali adottano le pratiche necessarie per impedire l’inquinamento accidentale delle coltivazioni biologiche». A preoccupare Confagricoltura Piacenza, è dunque l’atteggiamento ideologico di discredito nei confronti dell’agricoltura convenzionale che strizza pericolosamente l’occhio a direttive europee, declinandole in modo particolarmente rigoroso, che hanno come riferimento più la pancia della gente che non il parere della scienza e la libera attività d’impresa e sono basate su modelli di agricoltura ben diversi da quello italiano, per differenti condizioni climatiche, ambientali e di maglia poderale.

 

LA UE CONDIZIONA «L’indirizzo impresso dall’Unione europea attraverso i regolamenti - sottolinea Casagrande - ha in passato fortemente condizionato l’orientamento dell’agricoltura italiana: si pensi alla questione delle quote latte nel settore lattiero-caseario, alla dismissione del comparto saccarifero decretata con l’abbandono della coltivazione della barbabietola da zucchero». La definizione che nel ddl si dà al regime biologico, mutuata dal regolamento Ue, come «un’attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale, in quanto settore economico basato sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sullo sviluppo rurale, sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, della biodiversità, che concorre alla tutela della salute e alla riduzione dell’intensità delle emissioni gas a effetto serra» è appropriata per definire tutto il comparto agricolo, in particolare quello che opera rispettando i criteri della produzione integrata.

 

ORGOGLIOSI DI CHI FA BIO «L’agricoltura biologica è identificata strategica a livello europeo per le sue caratteristiche intrinseche di salvaguardia ambientale, ma attribuire queste qualità al biologico promuovendone la diffusione significa ammettere tra le righe che l’agricoltura convenzionale opera lontano da questi obiettivi, il che non è assolutamente vero. Sono la competenza - sottolinea Casagrande - e l’uso razionale a fare delle sostanze, sia in agricoltura convenzionale che biologica, uno strumento e non un pericolo. Siamo orgogliosi delle nostre aziende associate che praticano agricoltura biologica e non ritengo affatto di svilire la loro attività, anzi, se interveniamo nel dibattito, a favore della libertà d’impresa è anche in loro tutela. Va detto che se il bio oggi riesce a spuntare marginalità interessanti, seppur a fronte di costi produttivi più elevati è perché rappresenta un’offerta d’alta gamma e queste marginalità sarebbero con tutta probabilità erose nel momento in cui il metodo di coltivazione bio divenisse quello più diffuso». 

 

AGRICOLTURA CONVENZIONALE A parere del direttore di Confagricoltura Piacenza diverrebbe un pre-requisito, come accaduto in passato con le certificazioni di qualità, oggi pretese dal mercato senza riconoscere alcun puls. «Siamo favorevoli al dibattito scientifico alla base di scelte razionali e profondamente contrari al fatto che, attraverso impalcati legislativi e direttive applicative, qualcuno si permetta di decidere al posto degli imprenditori quale orientamento è giusto imprimere nelle loro stesse imprese sia bio o convenzionale. Restiamo liberisti e la nostra presa di posizione - prosegue  Casagrande - è critica nei confronti del fatto che ci sia interesse per l’agricoltura solo se si parla di bio, di nicchie, di produzioni alternative o di eccellenze, mentre alla base delle nostre prestigiose Dop e in generale del Made in Italy agrolimentare, settore trainante del Pil del Paese, ci sono produzioni agricole provenienti da agricoltura convenzionale che oggi, tra l’altro, non bastano neppure a soddisfare i bisogni interni. Serve un piano strategico per l’agricoltura nel suo complesso e siamo contrari, questo sì, a chi continua a esprimersi contro l’agricoltura convenzionale perché abbiamo il dovere di tutelare, indipendentemente dall’orientamento produttivo, la libertà d’impresa delle aziende associate».


11 febbraio 2019
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