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Filiera del bosco, Cai: «Agromeccanici pronti a investire nel comparto forestale»


BOLOGNA - «Bianco dei boschi d’Italia ad opera della Rete Rurale Nazionale e ribadiamo la posizione di Cai circa il futuro del nostro patrimonio boschivo: con una politica forestale seria e lungimirante, i quasi 12 milioni di ettari di boschi della Penisola potrebbero trasformarsi in un’enorme ricchezza disponibile per il settore primario e, in particolare, per il comparto agroenergetico». Questo il commento in occasione dell’Eima International di Bologna di Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, in merito all’iniziativa della RRN che, con il supporto del Mipaaft, ha effettuato una puntuale ricognizione dello stato delle foreste italiane, relativamente alle quali Cai invoca una riflessione approfondita dopo le tragedie verificatesi a causa del maltempo.

                                           

BOSCHI TROPPO PARCELIZZATI COME PROPRIETA’ - «L’Italia ha conosciuto negli ultimi anni una significativa espansione del proprio patrimonio forestale, sia sul versante appenninico sia su quello alpino - osserva il numero uno di Cai -. Tuttavia, restano aperte alcune questioni fondamentali, a partire dall’estrema parcellizzazione delle proprietà boschive in parecchie migliaia di piccoli appezzamenti, spesso trascurati o dimenticati dai loro stessi detentori e penalizzati da un insufficiente reticolo di strade agro-silvo-pastorali». Nel quadro di una strategia di generale attenzione a tutte le principali filiere da biomasse, Cai ritiene che tra gli ambiti d’azione su cui occorrerà concentrarsi rientra senza dubbio la filiera bosco-legno-energia. «Molte imprese agromeccaniche – sottolinea il vicepresidente di Cai, Sandro Cappellini – sarebbero disposte fin da ora a programmare significativi investimenti nella filiera bosco-legno-energia, a condizione che vi sia un’effettiva attenzione delle istituzioni per queste iniziative e che alle aziende contoterziste interessate sia consentito l’accesso ai fondi comunitari disponibili per tali scopi, soprattutto in vista della prossima programmazione 2021-2017. Non solo: occorre dare maggiore concretezza all’accordo siglato dalle Regioni del Nord relative proprio alla filiera bosco-legno-energia per armonizzare le azioni legate al comparto». La superficie coperta da foreste in Italia è aumentata del 50% negli ultimi 50 anni, raggiungendo la ragguardevole soglia di circa il 39% del territorio nazionale. Ciò ha ovviamente come contraltare la contrazione della Superficie agricola utile (Sau). Quest’ultima è diminuita di quasi un terzo negli ultimi 40 anni, scendendo sotto la soglia complessiva dei 13 milioni di ettari. Il fenomeno è legato ad una serie di ragioni – urbanizzazione, realizzazione di infrastrutture viarie, insediamenti industriali e commerciali - alle quali si deve comunque aggiungere anche l’effetto dell’avanzamento delle aree boscate.

 

GRANDE POTENZIALE NELLA FILIERA - «Secondo i dati diffusi dal Libro Bianco delle foreste – aggiunge Cappellini - emerge l’urgenza di una gestione razionale delle aree boschive che, non essendo caratterizzate da un utilizzo agricolo in senso stretto, potrebbero configurare un contesto ideale per la produzione di biomassa valorizzabile con un approccio di filiera». Cippato, legna da ardere, pellet, progettazione di reti di teleriscaldamento, offerta di servizi agroenergetici a comunità locali: queste sono solo alcune delle opportunità che potrebbero essere messe a frutto su larga scala nelle diverse articolazioni del settore forestale. Secondo i calcoli dell’Osservatorio economico dell’associazione, se si riuscisse a far decollare una volta per tutte la filiera bosco-legno-energia nel nostro Paese, si potrebbe espandere significativamente un comparto produttivo di alto profilo ambientale e con un valore economico che potrebbe raggiungere un giro d’affari potenziale di 1,2 miliardi di euro, generando migliaia di nuovi posti di lavoro ad elevata specializzazione.


07 novembre 2018
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