Agroalimentare

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Forum alimentazione, Coldiretti: la crisi alimenta agromafie e falsi cibi con danni alla salute


COMO - Il 61 per cento dei disoccupati è disposto ad accettare un posto di lavoro in un'attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro e quasi uno su dieci (l’8 per cento) è pronto anche a commettere reati. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti sul prezzo dell’illegalità, sulla base dei dati Ixe’, presentata al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. Inoltre, dalle mozzarelle ai terreni agricoli, dai ristoranti all’autotrasporto, il business dell’agromafia fattura in Italia circa 14 miliardi di euro in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese, perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Sono alcuni dei dati allarmanti presentati oggi, 18 ottobre, da Coldiretti al Forum. E proprio per contrastare questi fenomeni la Coldiretti, insieme all’Eurispes, ha promosso la Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”  con il procuratore Giancarlo Caselli alla guida il Comitato Scientifico della Fondazione, mentre il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ne è il presidente.

LA CRISI ALIMENTA LE MAFIE La criminalità organizzata trova, infatti, terreno fertile nel tessuto sociale ed economico indebolito dalla crisi come dimostra il fatto che mafia, camorra, ‘ndrangheta e company possono contare su un esercito potenziale di ben 230mila persone che non avrebbero problemi a commettere consapevolmente azioni illegali pur di avere un lavoro. «L’allentamento della tensione morale nei confronti della malavita provocato dalla crisi tocca la vita di tutti i giorni come conferma il fatto che - continua la Coldiretti - quasi un italiano su cinque (18 per cento) non avrebbe problemi a recarsi in un pizzeria, ristorante, bar o supermercato gestito o legato alla criminalità organizzata purché i prezzi siano convenienti (9 per cento), i prodotti siano buoni di ottima qualità (5 per cento) o addirittura se il posto sia comodo e vicino a casa (4 per cento). D’altra parte, la stragrande maggioranza del 63 degli italiani è d’accordo sul fatto che - continua la Coldiretti - in certe zone d'Italia dove c'è molta disoccupazione e povertà, la criminalità organizzata ha saputo creare opportunità di lavoro».

CRIMINALITA' DIFFUSA E il problema - continua la Coldiretti - non è confinato nel Sud tanto che l’84 per cento degli italiani ritiene ormai che la  criminalità organizzata sia diffusa su tutto il territorio, rispetto ad una minoranza del 13 per cento che la localizza nel Mezzogiorno. A preoccupare anche l’impatto negativo della crisi sulla solidarietà, con un crescente numero di persone che non riesce più a permettersela come dimostra il fatto che - conclude la Coldiretti - la maggioranza del 58 per cento degli italiani non sarebbe disposto a pagare il 20 per cento in più per un prodotto alimentare ottenuto da terre o aziende confiscate alla mafia. «Bisogna spezzare il circolo vizioso che lega la criminalità alla crisi, con interventi per favorire, soprattutto tra i più  giovani, l’inserimento nel mondo del lavoro, e l’impegno delle istituzioni, della scuola e delle organizzazioni di rappresentanza per scongiurare il pericolo che legittime aspirazioni ad avere un’occupazione possano essere sfruttate per alimentare l’illegalità», ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

FRODI QUADRUPLICATE Con la crisi praticamente quadruplicano le frodi a tavola con un incremento record del 277 per cento del valore di cibi e bevande sequestrate perché adulterate, contraffate o falsificate, per garantire la sicurezza alimentare. Coldiretti ha mostrati i numeri sulla base dell’attività svolta dai carabinieri dei Nas dal 2008 al 2014. Nei primi nove mesi del 2014 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 318,7 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come la carne (29 per cento), farine pane e pasta (16 per cento), latte e derivati (12 per cento), prodotti ittici (9 per cento), ma anche in misura rilevante alla ristorazione (15 per cento) dove per risparmiare si diffonde purtroppo l’utilizzo di ingredienti low cost che spesso nascondono frodi e adulterazioni. L’attività dei carabinieri dei Nas nei primi nove mesi del 2014 ha portato all’arresto di ben 10 persone mentre 1310 sono state segnalate all’autorità giudiziaria e 7672 a quella amministrativa.

VINO E OLIO TAROCCATI Il taroccamento - spesso dannoso per la salute - va dal prestigioso vino spumante del tenore Bocelli contraffatto fino alle finte cotenne di prosciutto di Parma utilizzate per fare i fagioli con cotiche,  piatto povero della tradizione. I carabinieri dei Nas, a Crenobbio, hanno allestito la prima esposizione degli strumenti di contraffazione e dei prodotti  alimentari sequestrati in Italia. Le frodi a tavola – sottolinea la Coldiretti – consentono un guadagno che vada 5 a 60 volte il costo della sofisticazione a seconda del prodotto e colpiscono soprattutto i simboli del Made in Italy per il valore aggiunto che garantiscono. Si va, dai marchi dei vini più prestigiosi come il Brunello, il Chianti o il Morellino di Scansano fino alle confezioni contrassegnate da marchi appartenenti a ditte inesistenti che contengono olio di semi allungato con clorofilla e spacciato come extravergine. Non mancano i formaggi in tutte le loro declinazioni, dalle mozzarelle al finto grana al parmesan.

GLI ITALIANI TEMONO PER LA SALUTE Il 65 per cento degli italiani ritiene che la crisi abbia fatto aumentare i rischi alimentari. Al forum internazionale di Coldiretti, sulla base dei dati Ixe’ si evidenzia peraltro che ben il 12 per cento degli italiani dichiara di esserne stato vittima. Sotto accusa per 1 italiano su cinque sono i cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma - denuncia la Coldiretti - possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri. «A preoccupare il 21 per cento è invece l’apertura delle frontiere con l’arrivo di alimenti che vengono da Paesi lontani con diverse condizioni sanitarie e produttive, ma che - sostiene la Coldiretti - non possono essere ben identificati sugli scaffali per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura di origine».

 

(sopra, il falso spumante Bocelli e alcuni vini taroccati; sotto, le false cotiche per il prosciutto - foto Coldiretti)


18 ottobre 2014
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