Agroalimentare

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La Ue pronta a rimettere i dazi sul riso importato dal Sud Est asiatico, esulta il mondo agricolo


ROMA - La Commissione Ue approva la clausaola di salvaguardia sul riso e potrebbero essere così ripristinati i dazi sulle importazioni dal Sud Est asiatico a vantaggio degli agricoltori italiani. Dal ministro Centinaio, all'eurodeputato Ciocca, al Piemonte e a Coldiretti sono subito arrivate dichiarazioni positive sul futuro del riso italiano.

«È un risultato importante che riconosce al nostro Paese il danno economico causato dalle importazioni a dazio zero da Cambogia e Birmania - ha affermato il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio - anche il grande lavoro che stiamo portando avanti a sostegno di un settore che per troppo tempo è stato penalizzato. Abbiamo perso oltre il 50% della superficie investita per la coltivazione. Non possiamo più permettercelo. Adesso basta. Siamo in campo per tutelare i nostri risicoltori che sono controllati e lavorano con tante regole per avere prodotti di altissima qualità. Non ci fermiamo. Nei prossimi giorni lavoreremo per avere la conferma definitiva del ripristino per tre anni dei dazi e il perfezionamento del provvedimento. Non si fanno sconti. Il dazio applicato deve essere lo stesso per tutti e tre gli anni, non esistendo ragioni giuridiche e tecniche che possano giustificare una riduzione progressiva. Allo stesso tempo proseguiamo i controlli serrati nei confronti delle navi di riso asiatico che arrivano in Italia. Blocchiamo e rispediamo indietro chi non rispetta i nostri standard sanitari e di sicurezza».

 

Esulta Angelo Ciocca, eurodeputato della Lega che haportato avanti la battaglia per la reintroduzione dei dazi. «Due anni di battaglie, oltre quindici interpellanze scritte ed altrettanti interventi parlamentari, dopo quattro proposte di risoluzione scritte e svariate lettere inviate alla Direzione Generale Agricoltura ed alla Direzione Generale Commercio, dopo un viaggio in Cambogia per documentare la situazione dei lavoratori nelle risaie del sud est asiatico, finalmente, la Commissione europea approva la clausola di salvaguardia a tutela della filiera risicola italiana». Secondo Ciocca bisogna «evitare che il riso, chiusa la porta di Cambogia e Myanmar, rientri dalla finestra, ovvero dal Vietnam, Paese limitrofo con il quale l’esecutivo europeo ha appena siglato un accordo commerciale che mira a liberalizzare gli scambi ed azzerare i dazi».

 

Sono confortanti le notizie che vengono da Bruxelles, commenta l'assessore all'Agricoltura del Piemonte, Giorgio Ferrero. «E’ confortante perché ristabilirebbe un giusto equilibrio nei confronti di un riso importato a un prezzo bassissimo e senza alcuna garanzia sulla compatibilità ambientale delle produzioni e sulla loro compatibilità sociale, con particolare riferimento al rispetto dei diritti umani in quei Paesi. Verrebbe così data una opportunità di mercato in più al riso piemontese. Il futuro del nostro riso è comunque legato alla sua valorizzazione: penso alla valorizzazione del territorio con l'etichettatura europea sul paese di origine; alla promozione della qualità in tutte le sue forme, dal metodo di coltivazione alle varietà, fino agli aspetti gastronomici; non ultima,  l’unicità della risaia piemontese, del suo territorio e del suo paesaggio, delle inimitabili infrastrutture irrigue, della sua storia e della sua cultura».

 

Finalmente la Commissione Europea ha proposto di ripristinare per tre anni i dazi nei confronti delle importazioni di riso dalla Cambogia e dalla Birmania, dove è stato raccolto anche sui campi della minoranza Rohingya costretta a fuggire a causa della violenta repressione. Una decisione importante anche per la Lombardia dove, con quasi 100 mila ettari coltivati, si concentra oltre il 40% del riso italiano. Lo afferma la Coldiretti lombarda, che esprime soddisfazione per il  documento pubblicato dalla Commissione Europea, per la prevista valutazione di medio termine del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) per rivedere anche le agevolazioni tariffarie a dazio zero concesse ai Paesi asiatici EBA (“Tutto tranne le armi”).

La Commissione europea, spiega Coldiretti Lombardia, «ha riconosciuto il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso Indica, ammettendo che in Cambogia si sono verificate notevoli violazioni dei diritti umani in relazione all’accaparramento delle terre che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni. Una necessità sostenuta con la mobilitazione della Coldiretti per fermare la concorrenza sleale che ha provocato il crollo delle quotazioni del riso in Italia e messo in ginocchio migliaia di aziende anche in Lombardia, dove si concentrano oltre 1.800 produttori. Le importazioni europee di riso dalla Birmania sono aumentate del 66% tra settembre 2017 e luglio 2018».

«La crisi è drammatica e mette a rischio il primato nazionale in Europa - rileva la Coldiretti - dove l’Italia è il primo produttore di riso con 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato a livello nazionale da circa 4mila aziende di 234.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica. Il documento di valutazione - sostiene la Coldiretti - sarà presentato in occasione del gruppo di lavoro del Consiglio di metà novembre per la decisione definitiva con il voto dei 28 Paesi». Secondo la Coldiretti non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale ed è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore.

 


06 novembre 2018
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