Agroalimentare

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Nuova Caselli alla Lactalis, Coldiretti e Confagricoltura: «Vigilare sugli acquisti stranieri»


MILANO - Coldiretti e Confagricoltura accendono, seppur con posizioni differenti, i riflettori - e li terranno accesi - sull'acquisto della Nuova Caselli da parte della multinazionale francese Lactalis.

 

COLDIRETTI «Vigileremo su un blitz che potrebbe cambiare gli equilibri di mercato, mettere a rischio la competitività del sistema produttivo nazionale e aprire le porte alla delocalizzazione, come già purtroppo è avvenuto con la Parmalat». È quanto afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel commentare l'annuncio dell’acquisizione della Nuova Castelli da parte della multinazionale francese Lactalis che negli anni si è già comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori e controlla circa 1/3 del mercato nazionale in comparti strategici del settore lattiero caseario. La nuova Castelli è uno dei principali esportatori di Parmigiano Reggiano e con l’acquisizione la presenza francese in Italia si estende a prodotti nazionali a denominazione di origine (Dop).

 

«Si è trattato - denuncia Prandini - di una vera e propria operazione lampo, messa a segno con la politica “distratta” dal confronto elettorale, che rischia di essere pagata dagli allevatori italiani ai quali la Lactalis ha, infatti, appena minacciato di ridurre unilateralmente il prezzo del latte alla stalla sottoscritto solo pochi mesi fa, in controtendenza rispetto all’andamento del mercato. Ora devono essere resi pubblici tutti i termini dell’accordo e pretese adeguate garanzie sulle produzioni, sulla tutela delle denominazioni dalle imitazioni, sulla difesa dei posti di lavoro e sull’eventuale abuso di posizioni dominanti sul mercato lattiero caseario, strategico per il Made in Italy», conclude Prandini.

 

CONFAGRICOLTURA Finora la Nuova Castelli Spa era detenuta all’80% dal fondo britannico Charterhouse che, in base allo statuto, non potendo effettuare ulteriori investimenti, ha dovuto cercare nuovi finanziatori. Lactalis, che è già in possesso dei principali brand italiani, controlla circa un terzo del settore lattiero caseario italiano. 

Confagricoltura Piacenza condivide quanto espresso dal presidente nazionale Massimiliano Giansanti sull’intesa: «Questo ci sollecita ad aggregare meglio il nostro sistema per avere investitori italiani più competitivi. L’acquisizione in questo caso riguarda una Dop che ha un rigido disciplinare di produzione, orgoglio del Made in Italy. Accordi come questo rientrano nel normale processo di partecipazione a un mercato unico. Insomma, il Parmigiano Reggiano non è in svendita per l’operazione Lactalis. Non esiste il rischio di delocalizzazione, poiché il mercato è in mano agli allevatori italiani che hanno i titoli per produrre latte con le regole stabilite dal disciplinare, garanzia di alta qualità e forte legame con il territorio. Un’eventuale delocalizzazione, tra l’altro, farebbe perdere automaticamente il requisito del marchio e il formaggio prodotto non potrebbe più chiamarsi Parmigiano Reggiano».

 

Vuole porre una riflessione sull’altra grande Dop - aggiunge Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza - perché se l’acquisizione avesse riguardato un trasformatore di Grana Padano i produttori sarebbero stati esposti a maggiori rischi. Anche nel caso di questo formaggio, infatti, il latte deve essere prodotto in una determinata area e rispettando precisi requisiti, ma i produttori non sono titolari delle loro quote, sono i caseifici a detenere la quota produttiva e possono spostare gli stabilimenti in un areale ampio penalizzando gli allevatori di un determinato territorio; inoltre, dato che la base produttiva del latte prodotto con i requisiti per la filiera Dop è ben più ampia del fabbisogno, un fornitore estero potrebbe fare dumping». In questa filiera già oggi i trasformatori possono attuare politiche di riduzione dei prezzi, con evidenti penalizzazioni per i produttori. «Dice bene il presidente nazionale - prosegue Gasparini - quando chiede una norma di salvaguardia volta a limitare possibili posizioni dominanti all’interno dei Consorzi di Tutela. Gli allevatori della filiera del Grana Padano, come quelli del Pecorino Romano, non hanno potere contrattuale non detenendo la loro quota produttiva».

 

Confagricoltura Lombardia sottolinea come queste intese non devono spaventare i produttori italiani, ma piuttosto spingerli verso nuove forme di aggregazione per competere con i gruppi stranieri spesso più grandi e più forti.

«A differenza di quanto affermato da altre organizzazioni di categoria - precisa Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia - riteniamo che questo genere di intese siano del tutto normali nel panorama di mercato unico in cui ci muoviamo; peraltro la proprietà di Nuova Castelli era già straniera prima della vendita a Lactalis e faceva capo ad un fondo di investimenti che certo non ha nessuna remora a vendere in qualsiasi momento al miglior offerente». Confagricoltura Lombardia ricorda come il Parmigiano Reggiano sia un prodotto Dop con un disciplinare che stabilisce che la produzione debba avvenire tra Parma, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Mantova. «È vero quindi che Nuova Castelli resta ancora in mani straniere - afferma Boselli - ma la produzione resterà italiana: inoltre, Lactalis ha già dimostrato di credere nei prodotti italiani Dop».
 

Confagricoltura Lombardia evidenzia tuttavia come questa operazione, analogamente ad altre già avvenute in passato, dimostra la fragilità del settore lattiero-caseario italiano: «Crediamo che il comparto vada aiutato a crescere, affinché le produzioni restino il più possibile in mano a filiere controllate dagli stessi agricoltori, per continuare ad investire al fine di incrementare la qualità e mantenere alta l’eccellenza del made in Italy agroalimentare».


31 maggio 2019
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