Agricoltura

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Pomodoro, Confagricoltura e Cia: «Ridefinire la tabella qualitativa e l'assegnazione di ettari»


PIACENZA - È serrata la trattativa per la definizione del contratto quadro d’area Nord-Italia per la campagna del pomodoro da industria che ha visto, il 9 dicembre, un nuovo incontro del tavolo agricolo. Confagricoltura e Cia hanno presentato la posizione comune in un documento congiunto condividendo priorità e richieste. «La trattativa deve chiudersi entro gennaio - commenta a caldo Giovanni Lambertini, vicepresidente di Confagricoltura Piacenza e presidente della sezione di prodotto Pomodoro da Industria sia provinciale sia regionale - altrimenti le necessità organizzative mineranno, come spesso è successo in passato, gli accordi. Se la filiera ha a cuore se stessa è necessario che con responsabilità tutte le parti riconoscano le priorità delineate nella posizione che Confagricoltura e Cia hanno già condiviso, in primis la ridefinizione della tabella qualitativa che deve prevedere criteri oggettivi. Lo chiediamo da anni, non possiamo più consentire che questo elemento divenga uno strumento, in fase di campagna, per tarare il prezzo in funzione della disponibilità del prodotto. Pretendiamo che il grado brix indicato a base 100 sia di 4,8° Bx, che corrisponde al dato medio calcolato su base storica e torniamo a chiedere che ci sia anche la possibilità che un ente certificatore terzo effettui controlli».

 

LA CONTRATTAZIONE Chiarezza sugli ettari da destinare alla produzione ed estrema trasparenza sui quantitativi contrattati da parte delle Organizzazioni di Produttori, con un ruolo potenziato dell’Organizzazione interprofessionale in termini di controllo attraverso la verifica della congruità e la conformità dei contratti, prevedendo anche la possibilità di applicare di un regime sanzionatorio: questo un altro elemento che le due associazioni ritengono inderogabile. «Il potenziale produttivo va adeguatamente gestito - evidenzia Lambertini - centrare la programmazione è fondamentale per arrivare a definire il quantitativo di pomodoro che sia in grado di garantire, a tutta la filiera, e in particolare alla parte agricola oggi quella più in difficoltà, una congrua marginalità e a scongiurare eventuali produzioni invendute. Anche considerando il mercato mondiale, in questo momento tonico, e l’andamento delle ultime campagne, riteniamo che sarebbe ottimale una programmazione dei quantitativi attorno a 25-26 mq con una variabilità, statisticamente confermata, del ±4%. Il che significa che (considerando una resa di 720 q/ha) si dovrebbe arrivare a un obiettivo di circa 35-36.000 ha di superfici dedicate. È evidente - conclude Lambertini - che questi ragionamenti hanno una loro validità solo se tutti gli elementi della filiera lavoreranno in sinergia e con la massima trasparenza. Un’ulteriore richiesta è quella relativa alle certificazioni: i produttori non possono più accollarsi ulteriori oneri per fornire crescenti garanzie relative a un prodotto che già rappresenta il top di gamma a livello globale, se i costi che loro sostegno in tal senso non divengono parte integrate della contrattazione e non si traducono in un plusvalore anche per loro».

 

PRIORITA' DA CONDIVIDERE «I punti condivisi - commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini - riprendono in pieno le istanze che avevamo fermamente portato al tavolo anche nella precedente campagna e che non sono state adeguatamente considerate, consegnandoci poi una stagione produttiva salvata solo dal maltempo. Anche a fronte di ciò ci aspettiamo che gli impegni vengano assunti da tutti e che le priorità evidenziate nel documento, che sono oggettive e razionali, vengano condivise. In caso contrario faremo tutto il possibile per far valere la voce di produttori, prima che il settore muoia definitivamente».


11 dicembre 2019
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