Zootecnia

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Ricetta elettronica, Confagricoltura Piacenza: «Uso consapevole dei farmaci si ha con bravi veterinari»


PIACENZA - E' stato partecipato il seminario tecnico tenuto il 10 dicembre da Confagricoltura Piacenza dedicato alla ricetta veterinaria elettronica. Giovanna Parmigiani, componente di giunta nazionale di Confagricoltura, ha aperto i lavori sottolineando come «sia necessario entrare nel merito di questa nuova modalità che diventerà operativa, salvo proroghe, con il primo gennaio 2019 e che vedrà operare in stretta sinergia veterinari e allevatori. Auspichiamo che non si verifichino i disguidi e i blocchi avuti quando è stato istituito il “modello quatto” elettronico e che al momento dell’avvio tutto funzioni al meglio. Credo che i dati che emergeranno ci daranno ragione del fatto che i metodi di calcolo attuali sull’uso degli antibiotici in allevamento ci restituiscono statistiche falsate, che non rendono evidenza di come si operi scrupolosamente nei nostri allevamenti».

 

CAPIRE IL CONSUMO L'allevatrice suinicola piacentina ha quindi dato la parola a Guglielmo Lanza - dirigente veterinario responsabile dell’Unità Operativa Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche dell’AUSL di Piacenza. «La ricetta veterinaria elettronica non appesantirà la burocrazia» ha esordito Lanza che sul nostro territorio si occupato della fase sperimentale e di test condotta insieme ad alcuni allevatori, tra cui Egidio Merli che è poi intervenuto esprimendo un giudizio positivo sulle nuove modalità operative. «Di per sé, però - ha proseguito Lanza - il nuovo sistema non ridurrà l'uso di antibiotici. Informatizzando tutta la gestione dell’uso dei farmaci la renderà semplicemente più tracciabile in modo puntale, preciso e uniforme. Dal 2010 al 2015, nel nostro Paese, si è registrato un calo del 34% nell’uso degli antibiotici». «Il nostro obiettivo come controllori pubblici - ha concluso Lanza - non è tanto il controllo sulla singola somministrazione, quanto arrivare a capire come si consumano i medicinali negli allevamenti, nell’ambito di una gestione a 360 gradi, perché tutto si collega. Dobbiamo lavorare insieme ai veterinari di stalla e agli allevatori affinché attraverso il miglioramento degli aspetti gestionali si faccia un uso ragionevole, ragionato e razionale dei farmaci e degli antimicrobici in particolare».

 

COME FUNZIONA LA RICETTA ELETTRONICA E’ poi stata la volta di Medardo Cammi - presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Piacenza - che ha illustrato i passaggi previsti dal nuovo sistema, le modalità di accreditamento e accesso. «La ricetta verrà del tutto dematerializzata - ha spiegato Cammi - il veterinario emetterà digitalmente la ricetta, dando segnalazione al Sim (Sistema informativo ministeriale), che assegnerà un numero identificativo e un pin di autenticazione, che il veterinario poi comunicherà all’allevatore. Quest’ultimo farà avere al farmacista/grossista numero e pin della ricetta in questione, che a sua volta contatterà il Sim e si farà mandare i dati prescrittivi. A questo punto il farmacista/grossista fornirà il farmaco all’allevatore, inviando in conclusione al ministero le informazioni di fornitura, in modo che ogni singolo passaggio venga documentato per via telematica». Oltre alla completa digitalizzazione della ricetta, è prevista anche la gestione elettronica del registro di carico e scarico e del registro dei trattamenti. «Abbiamo ancora qualche difficoltà - ha sottolineato Elena Ferrari, presidente della sezione di Prodotto Lattiero-Casearia, che nei mesi scorsi ha iniziato ad utilizzare il sistema - perché diversi gestionali dei farmaci non dialogano con il Sim. Auspichiamo poi che sia questa l’occasione per rendere anche evidente la necessità di rivedere alcune posologie, previste dal bugiardino, per determinati farmaci che non rispondono ai protocolli farmaceutici indicati dai veterinari per un trattamento efficace».

 

EUROPA SQUILIBRATA Le conclusioni sono state affidate a Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza. «Il problema è che offriamo troppo rispetto al prezzo che viene riconosciuto al latte alla stalla, fermo a 25 anni fa. Vorrei che ci si ponesse la questione di quante garanzie dobbiamo dare rispetto al livello del prezzo. Concordo sulla necessità di garantire la sicurezza dei lavoratori e la farmacovigilanza per un uso consapevole dei farmaci: azioni indispensabili per la salute delle persone. Tra l’altro, lo dicono i dati, nei nostri prodotti non ci sono residui e il cibo che produciamo è sicuro e sano. Un foglio e una biro per registrare i farmaci bastavano, da lì a questo sistema c’è un mondo. L’uso dei farmaci si monitora con veterinari aziendali che abbiano cultura di medicina della produzione, con la formazione del personale e con la selezione di animali più robusti. Abbiamo un’Europa a diverse velocità: con i Paesi della cintura Peco (Europa Centro Orientale, ndr) che neanche hanno un sistema sanitario strutturato a 360 gradi, ma il loro latte si confronta sul mercato col nostro. Mentre noi, da vent’anni a questa parte, abbiamo un’Europa supervisore di ogni cosa che informatizza e complica. Lo leggo come una guerra commerciale. Ci hanno obbligati a fare fasce tampone evitando di seminare vicino ai canali, non vogliono gli allevamenti intensivi, ma il nostro è un agroecosistema senza il quale moriamo di fame. Credo che scienza e competenza siano le nostre armi, non penso invece che aggregare e rendere pubblici dei dati sia il metodo migliore per veder riconosciuto il nostro saper fare, soprattutto con un sistema macchinoso. Per cui mi chiedo: cui prodest?».

 

(foto gisimage)


10 dicembre 2018
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