Agroalimentare

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Unapros al ministero della Salute: «Sbloccare l'export di carne di maiale in Cina, Italia al palo»


MILANO - Unapros chiede al ministero della Salute regole chiare ed interventi urgentissimi per sbloccare le esporazioni di carne in Cina. In Europa tutti i Paesi hanno fatto squadra ed esportano.

Sbloccare immediatamente le pratiche per esportare carne di maiale in Cina. È questa la richiesta che Valerio Pozzi, direttore di Unapros – l’Unione Nazionale che riunisce le Organizzazioni di Prodotto lombarde e di Opas e Assocom e dell’Emilia Romagna, Asser rappresentando una produzione pari ad oltre il 15% del patrimonio suinicolo italiano - ha fatto pervenire al ministero della Salute nonché alle Organizzazioni professionali - Coldiretti, Confagricoltura e Cia - e alle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna. «Si sta creando - ha scritto Pozzi - un danno pesantissimo alle nostre imprese agricole ed alla nostra bilancia commerciale dell’agroalimentare. Anziché favorire le esportazioni di carne di maiale in Cina - come molti Stati europei stanno facendo - in Italia siamo bloccati».

 

La Ragione? «Regole non chiare - sostiene Pozzi - ed impossibilità di etichettare la carne. La nuova circolare del ministero della Sanità va cambiata non si capisce come fare: né come allevatori e neanche come macelli. Questa situazione di estrama confusione, oltretutto, non mette i veterinari nelle condizioni di svolgere con tranquillità il proprio lavoro. È  una situazione inconcepibile. In Cina oltre il 20% degli allevamenti sono stati chiusi per la peste suina africana - un virus che uccide i maiali, ma che non si trasmette all’uomo , e le Autorità stanno cercando carne in tutto il mondo per soddifare i consumi interni. Da tempo, realtà come l’Olanda, la Germania e la Spagna hanno fatto squadra, ognuna al loro interno, per vendere sul mercato cinese da oltre venti anni».

 

Secondo Pozzi, «in italia siamo fermi. Quasi immobili. Ci sono macelli in Italia che sono già pronti ma sono impossibilitati ad esportare per pastoie burocratiche incomprensibili. Ecco perché chiediamo al Ministero della Salute ed anche alle Organizzazioni Professionali e ad Assica - rimarca ancora Pozzi - di intervenire in tempi brevissimi per non causare ulteriori danni economici alla filiera zootecnica della suinicoltura. Non solo. È una presa in giro e viene colpita un’intera economia; posti di lavoro che andranno perduti: è un’emergenza nazionale che non può sottostare a fraintendimenti o volontà di alcune lobbies miopi e senza visione».

 

(foto gisimage)


27 settembre 2019
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