Enogastronomia

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Vendemmia, in Emilia-Romagna si stima una produzione di uva in crescita del 25%


BOLOGNA - A pochi giorni dall’inizio della vendemmia - lo stacco del primo grappolo di Sauvignon o Chardonnay Blanc è atteso per la prossima settimana -, le preoccupazioni dei produttori emiliano-romagnoli riguardano per lo più i prezzi.  Lo spiega bene il presidente dei viticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna e neo presidente di Confagricoltura Ravenna, Andrea Betti: «Si stima una produzione di uva, a bacca bianca e rossa, in crescita del 25% rispetto all’anno passato, nonostante il clima umido e piovoso di giugno-luglio abbia richiesto numerosi trattamenti per difendere le viti da malattie fungine come la peronospora e abbia abbassato la resa in alcune aree (Modena e Reggio Emilia). Ottima la qualità: acidità e gradazione sono nei giusti parametri. Preoccupa, però, l’inarrestabile calo dei prezzi e l’invenduto d’eccellenza del 2017 che riposa ancora nelle cantine». Infatti, sotto il profilo qualitativo, il vigneto dell’Emilia-Romagna è indubbiamente migliorato. Nel 2017 la percentuale di mosti e vini dichiarati Dop è passata dal 17,6% al 21,4%, in tandem con la quota raggiunta dagli Igp (circa il 28% del totale). «Tuttavia - precisa Betti - la produzione si è fermata a 6.619.673 ettolitri (-24%) e si è tradotta in un forte incremento dei prezzi all’origine, con punte fino a 60-65 euro al quintale, lo scorso novembre. Sicché gli imbottigliatori europei, in primis i tedeschi, hanno preferito acquistare altrove, in Spagna e Francia».  

 

LE STIME DEI PREZZI - Poi da gennaio di quest’anno è cominciato il trend negativo, con quotazioni in discesa.  «Ora i prezzi si attestano mediamente sui 45 euro al quintale. Però in Europa si attende una buona produzione un po’ ovunque, quindi a fine vendemmia potremmo trovarci a vendere a 32-33 euro al quintale. Un incubo soprattutto per coloro che hanno ancora le botti piene da 12 mesi», sottolinea il presidente dei viticoltori. «La cantina dell’Emilia-Romagna invoca azioni di marketing aggregativo per vendere di più e meglio all’estero sia lo sfuso che l’imbottigliato - conclude la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi -. Abbiamo fatto passi in avanti, ma non riusciamo a valorizzare il nostro prodotto sui mercati esteri. Stati Uniti, Canada e Cina, che sono tra i paesi più performanti, chiedono numeri e qualità; noi dobbiamo aggregare il prodotto».

 


07 agosto 2018
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