Agricoltura

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PIACENZA, AGRONOMIA: L'UOMO CHE CURA LA TERRA BREVETTA UN SISTEMA CHE RENDE DI NUOVO FERTILI I TERRENI ESAUSTI


PIACENZA - E’ l’uomo che cura la terra. Non è uno medico, ma un perito agrario prima e un biologo poi che ha messo a punto un sistema innovativo per rigenerare terreni esausti (ad esempio spazi che hanno ospitato per anni cave o dove ci sono state concimazioni intensive) dove la terra non rende più, dove la fertilità è ridotta vicino allo zero. Un sistema che ha come proprie mete la sostenibilità e lo sfruttamento intelligente del suolo che ne eviti il consumo. Uno dei temi più caldi di questi anni e uno dei principali argomenti che verranno affrontati dalla prossima Esposizione universale (Expo) che si terrà a Milano nel 2015 e che vedrà in prima fila anche Ecosistemi.

Paolo Manfredi, 50 anni, piacentino, nel 1997 ha inventato Ecosistemi. I suoi laboratori sono a pochi chilometri da Piacenza, a Gariga, immersi nella campagna. Manfredi, che sottolinea spesso il proprio ruolo di ricercatore, sgombera subito il campo da equivoci: «La mia azienda rimette i terreni in condizione di produrre di nuovo, ma il mio lavoro non ha nulla a che vedere con l’inquinamento».

Geloso del proprio sistema, brevettato e custodito con cura, Manfredi si è, però, già fatto notare e il suo progetto New Life è stato finanziato dalla Ue con due milioni di euro e la stessa Europa lo ha chiamato a parlare a un convegno internazionale in Grecia sulla desertificazione dei suoli. Il lavoro con cui ha attirato l’attenzione europea è emerso dalla partecipazione al “Progetto life” della stessa Ue.

Manfredi rigira fra le mani un vecchio libro di agronomia degli Anni 30. «E’ da qui che prendo spunto - afferma – dalla grande conoscenza del passato. Oggi si fa ricerca in un modo diverso, tutto è settorializzato e finalizzato a obiettivi parziali. Una volta il ricercatore lo studioso era votato alla scienza che, certo, veniva poi applicata per realizzare opere e dava anche ritorni economici».

Il suo sistema, in estrema sintesi, ricostituisce il suolo che utilizzato per molto tempo si compatta e non rende più: «Dapprima si disgrega il terreno e poi si aggiunge una sostanza organica. Quest’ultima viene colpita da acidi umici che la stabilizzano. Poi, la si riveste di argilla». Manfredi spiega: «Il trattamento del terreno agisce sulla sua struttura fisica e sulle sue componenti chimiche mediante una serie di azioni meccaniche di disgregazione e di ricostituzione producendo un suolo fertile con caratteristiche ottimali; questo metodo ci ha permesso di ottenere risultati innovativi». Un campo, o un’area desertificata, trattato in questo modo ha subito un primo effetto che consiste nel basso consumo di acqua. Il secondo beneficio, nell’ottica del protocollo di Kyoto, è l’utilità nell’abbassare la quantità di gas serra.

Il progetto portato alla Ue riguardava il ripristino agronomico di una zona degradata, alle porte di Piacenza, a Borgotrebbia, dove una volta c’era una discarica. Al progetto, oltre che agli Enti locali partecipa anche la facoltà di Scienze agrarie dell’Università Cattolica. Naturalmente, buona parte del lavoro di Ecosistemi è già finita sui testi per gli specialisti del settore con numerose pubblicazioni italiane e internazionali.

Il sistema, brevettato, è unico al mondo. Il suo uso, se si diffondesse, porterebbe a un deciso risparmio di suolo, a benefici per la sostenibilità delle coltivazioni e a una qualità e quantità migliori dei prodotti.

Importante, infine, ciò che è uscito dal convegno in Grecia, a cui Manfredi è stato invitato dalla Ue. «Il tema – ha ricordato – era la lotta alla desertificazione e la fertilità dei suoli. Con soddisfazione, la nostra ricerca è stata ritenuta di interesse per la lotta all desertificazione nei Paesi del sud Europa». Il convegno ha stabilito che la ricerca piacentina vada estesa anche nelle università europee e coinvolga gruppi di lavoro, per arrivare a una normativa europea che tuteli il suolo.

L’ultima sfida che Ecosistemi ha deciso di accettare è quella di entrare a far parte di Pomorete, la prima filiera italiana del pomodoro che comprende una decina di aziende. Il ruolo di Ecosistemi è legato alla propria competenza di analisi dei terreni e di rigenerazione del suolo. L’obiettivo è di trainare la provincia di Piacenza a Expo 2015, essendo il pomodoro il prodotto bandiera per l’avventura mondiale che non potrà però prescindere dai salumi, dai vini e dalle bellezze artistiche e paesaggistiche del territorio.

Gianfranco Salvatori

 

(nelle foto, Paolo Manfredi e alcune immagini dei laboratori di Ecosistemi - foto gisimage)


18 febbraio 2014
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