Agroalimentare

Cia Ferrara a consumatori e Gdo: «Acquistate i prodotti danneggiati dal maltempo»
FERRARA - Acquistare e consumare i prodotti danneggiati dal maltempo. Il maltempo del 2 agosto ha ulteriormente compromesso le principali produzioni agricole del territorio in fase di maturazione, in molti casi spazzate via dal forte vento che ha toccato punte di 155 km/h a Mesola. Prodotti danneggiati ma ancora buoni che, se raccolti immediatamente e immessi sul mercato, potrebbero essere tranquillamente consumati, anziché diventare uno scarto. Cia – Agricoltori Italiani Ferrara fa un appello alle principali catene della Grande Distribuzione e ai consumatori: mettete in vendita e acquistate i prodotti danneggiati.
«Non si può buttare cibo maturo, in molti casi appena segnato, solo perché la filiera non vuole commercializzarlo» commenta Stefano Calderoni, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara. «Si tratta di un atto che va, innanzitutto, contro i principi fondamentali dello spreco alimentare e poi, naturalmente, si tratta di un ulteriore danno alle aziende agricole che, come sappiamo, quest’anno hanno già i conti in rosso. Quel poco che rimaneva, infatti, è letteralmente da buttare, ma solo perché il nostro sistema di distribuzione e le modalità di consumo rendono difficile, se non impossibile, portarli sulle tavole. Quindi vorrei - continua Calderoni - fare un appello alla Grande distribuzione perché, in casi di grave difficoltà come questo, con i suoi “fornitori” allo stremo, riesca a creare nei punti vendita uno spazio per accogliere questi prodotti che vanno naturalmente venduti a brevissimo giro. Si potrebbe creare un canale diretto di conferimento, anche in accordo con le diverse cooperative e Op del territorio, per organizzare la logistica distributiva. Poi, naturalmente, chiedo ai consumatori: non comprate solo con gli occhi! Un prodotto non perfetto, magari ammaccato, se consumato subito conserva tutte le caratteristiche organolettiche ed è altrettanto buono rispetto a quello privo di difetti evidenti».
«Io non credo - conclude Calderoni - che il default del sistema agricolo possa rimanere un problema dei produttori, gli unici a non veder riconosciuto veramente il loro valore e ad affrontare da soli le crisi climatiche e di mercato. Credo, invece, che serva una sorta di “Patto di sostegno” nei momenti particolarmente gravi come questo, perché una filiera di qualità non è autosufficiente senza il primo anello. Certo, chi commercializza e vende può scegliere di acquistare all’estero, ma questo sarebbe la fine del nostro modo di coltivare, fatto di attenzione ai disciplinari e alla sostenibilità, e nessuno può volere davvero che la nostra agricoltura finisca perché non si è in grado di fare un passo indietro e collaborare in maniera meno speculativa ma più etica».

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