Agroalimentare

Emilia Romagna, Confagricoltura: «Calano le superifici e la produzione di frutta»
BOLOGNA - Non si arresta il triste espianto di alberi di pesche e nettarine in Emilia-Romagna. I dati dell’ultimo anno segnano, infatti, un ulteriore contrazione delle superfici coltivate, pari a 1.500 ettari complessivi. Lo sottolinea Confagricoltura Emilia Romagna, ricordando che questi frutti caratterizzano da sempre l’identità della regione e sono stati tra i primi prodotti in Italia a ottenere dall’Unione Europea il marchio Igp, nel 1997. «Il numero di espianti negli altri comparti frutticoli si è pressoché stabilizzato, invece la coltivazione del pesco è scesa ancora da 6.106 a 5.359 ettari e quella delle nettarine da 8.563 a 7.780 ettari nel periodo 2016-2017» dichiara Francesco Donati, presidente nazionale e regionale dei frutticoltori di Confagricoltura.
STAGIONE IN CALO La stagione frutticola 2018 si chiude con un bilancio di mezza estate poco soddisfacente, soprattutto per le drupacee. «Le pesche e nettarine hanno subito un calo produttivo medio del 10% dovuto agli espianti e un ulteriore -10% causato dalle avversità meteo (gelate precoci, acquazzoni e grandinate); il raccolto delle albicocche si è drasticamente ridotto, all’incirca del 40%, con perdite minori in pianura rispetto alle zone collinari dove si è registrato addirittura un ammanco fino al 70% dovuto al freddo clima primaverile. Le susine pure confermano numeri in tendenziale flessione, sebbene la percentuale sia meno rilevante» precisa Donati che anticipa «qualche stima anche sulla produzione di mele e pere, che è mediamente nella norma, mentre è prevista una riduzione importante nel kiwi se paragonata alla media degli ultimi cinque anni, dovuta probabilmente al caldo eccessivo dello scorso anno».
I PREZZI «Sono in leggero aumento rispetto al 2017, ma faticano a coprire i costi di produzione. Nonostante sia un’annata di “magra” in tutta Europa, non riusciamo comunque - lamenta il presidente dei frutticoltori - ad avere la forza contrattuale necessaria perché siamo sempre divisi. Confagricoltura ha più volte indicato la strada da intraprendere ossia andare verso la costituzione di un organismo commerciale per ogni specie frutticola, che sia in grado di fare sintesi e portare alla condivisione delle regole produttive».
PROFESSIONE A RISCHIO «Chi vorrà più fare il frutticoltore?» si chiede infine, in maniera provocatoria, la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi. «Sono troppe le difficoltà impreviste e improvvise nella frutticoltura di oggi come in quella di domani, dagli eventi meteorologici estremi all’innalzamento delle temperature, alla proliferazione dei parassiti killer che rendono assai complicati tutti i processi legati alla cura della pianta. E non da ultimo, gli innumerevoli danni che può arrecare al raccolto la fauna selvatica in continuo incremento sul territorio, particolarmente ghiotta di frutta: corvi, gazze, cornacchie, storni, caprioli, ecc.».

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