Enogastronomia

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Il Prosecco punta alla sostenibilità certificata, non solo quella economica ma anche quella dell'ambiente


TREVISO - Presentato ieri, 31 maggio, in una affollata sede del Consorzio Prosecco Doc dal presidente Stefano Zanette - che lo sta fortemente sostenendo per condividerlo con tutto il mondo produttivo del Prosecco - lo standard EQUALITAS SOPT (Sostenibilità della filiera vitivinicolaorganizzazioni, prodotti, territori).

VALORE DI VINO E TERRENI «Il percorso della denominazione Prosecco Doc è iniziato nel 2009, quando è nato, contando su una produzione di 945.000 ettolitri che nel 2015 ha raggiunto 3.400.000 hl di Prosecco Doc con una crescita del 260% - ha spiegato il presidente Zanette - nel frattempo è cresciuto anche il valore delle uve, passato da 55 cent al chilo del 2009 ai 110 centesimi/chilo dell’ultima vendemmia. Non dimentichiamo, inoltre, che in termini di PLV (cioè la capacità di generare reddito), il Prosecco oggi è una delle denominazioni più rilevanti: con un aumento dell'83%, dai 10.800 € per ettaro del 2009 si è passati a circa 20.000 €/ha di oggi».

«Questi dati dimostrano quanto importanti siano i progressi compiuti in questi ultimi anni - prosegue Zanette - ora è arrivato il momento di investire sul territorio andando nella direzione della sostenibilità, superando i limiti attualmente imposti dalla legge, molto più permissiva di quanto noi vorremmo».

SOSTENIBILITA' CERTIFICATA EQUALITAS - dopo un lungo percorso che ha richiesto tre anni di incontri per giungere ad una piena condivisione tra gli attori della filiera vitivinicola a livello nazionale - è una società che propone una nuova forma di certificazione volontaria per la definizione di requisiti ed indicatori della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tra i propri soci fondatori, Equalitas conta alcuni dei più autorevoli attori del panorama vitivinicolo di bandiera: Federdoc, Unione Italiana Vini, CSQA – Valoritalia, 3aVino e Gambero Rosso e ha costituito un comitato scientifico formato da accademici autorevoli nell’ambito della sostenibilità, come l’illustre prof Attilio Scienza, non a caso presidente dello stesso comitato, al quale è stato affidato il compito di assicurare robustezza e valore scientifico allo standard SOPT.

«Lo standard SOPT di EQUALITAS - ha spiegato Maria Chiara Ferrarese, direttore tecnico di Equalitas - si basa sulla visione olistica di sostenibilità che soddisfacendo i tre pilastri: ambientale, sociale ed economico, consente di certificare aziende sostenibili, prodotti sostenibili e territori sostenibili».

L’Italia è il paese più virtuoso d’ Europa e del mondo sul fronte della sostenibilità e delle certificazioni, ma non si è mai imposta sullo scenario internazionale proponendosi come modello. Ha invece accettato, finora, di adeguarsi agli standard proposti da altri paesi che meglio hanno saputo affermarsi, in termini di riconoscimento, in questo ambito. Grazie ad Equalitas quindi, per la prima volta il mondo del vino, coeso, si dota di regole in materia di sostenibilità e ambisce a farle riconoscere a livello istituzionale oltre che ai mercati internazionali.

BILANCIO ECONOMICO E AMBIENTALE «Oltre al rispetto di aria, acqua e suolo, questo sistema contempla che le produzioni siano meritevoli - spiega Zanette - anche di ottenere la certificazione economica e sociale. Quest’ultima è la maggior sfida che ci siamo imposti nell’avviarci verso la certificazione territoriale: dobbiamo fare in modo che in futuro si possa dire che siamo un intero territorio sostenibile». Oltre al bilancio economico ovvero la capacità di generare reddito e lavoro, si considera essenziale il bilancio ambientale (capacita di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali) e appunto il bilancio sociale: la capacità di garantire condizioni di benessere umano (i diritti umani, le pratiche di lavoro, le pratiche operative leali, tutela dei consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità, la qualità culturale e la salubrità del prodotto e del suo gesto  di consumo). Ecco quindi le “buone pratiche sociali” - relative a gestione e crescita dei lavoratori fino ad arrivare a come si relaziona l’azienda con chi la circonda - e le “buone pratiche di comunicazione”, cioè l’impegno da parte dell’azienda a rendere noto ciò che essa fa (processo anch’esso assoggettato al controllo di un ente terzo). 

«Non si tratta di una norma fra le tante - conclude Zanette - ma di una pratica che vuole concretamente rappresentare la sostenibilità del vino, da applicare in Italia, ma soprattutto da far riconoscere all’estero. Dopo l’imprimatur del ministro Martina a Vinitaly, si sta ora lavorando al riconoscimento istituzionale dello standard e al suo accreditamento presso la GDO, Grande Distribuzione Organizzata internazionale. Come Consorzio siamo disponibili a valutare anche l’ipotesi di erogare incentivi a favore di coloro che aderiranno a tale sistema di certificazione”.

E Zanette non esclude che tale certificazione in futuro possa diventare una condizione sine qua non per poter utilizzare il termine Prosecco.

 

(sopra, da sinistra Zanette e Ferrarese)


01 giugno 2016
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