Zootecnia

Parmigiani difende la suinicoltura in tv, ma è attaccata e denuncia chi l'ha insultata sui social
PIACENZA - La prima puntata di “Animali come noi”, videoinchiesta di Giulia Innocenzi sul mondo degli allevamenti intensivi, è andata in onda il 15 marzo su Rai Due alle 23.30. Nella parte finale del programma, la giornalista ha programmato un contraddittorio con la nota allevatrice piacentina Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione nazionale di prodotto carni suine di Confagricoltura e vicepresidente di Confagricoltura Piacenza, che ha messo le cose in chiaro. Dissociandosi dalle immagini trasmesse riferite ad allevamenti con casi limite, Parmigiani ha precisato che sono eccezioni relativamente alle quali è giusto intervenire severamente. Minacciata e insultata sui social al termine della trasmissione, Parmigiani ha sporto querela.
«In Italia - ha spiegato Parmigiani - vengono svolti 60mila controlli all’anno dal Nas e le autorità sanitarie hanno in forza 5.200 veterinari. Questi casi non sono la normalità, ci sono leggi stringenti che ci impongono metrature dei box, per esempio, e comunque i suini sono animali aggressivi anche in natura. Abbiamo adottato diverse soluzioni per migliorare il benessere animale. Dopotutto è nel nostro interesse: più l’animale sta bene, più rende». Tra i temi affrontati anche il ruolo della genetica: «Le scrofe - ha evidenziato la Innocenzi - hanno sempre più capezzoli. Più suinetti significa più reddito. Quindi ci vogliono più capezzoli. Bisogna mettere un limite?». Parmigiani ha risposto che la genetica e i laboratori non c’entrano nulla: «Semplicemente vengono scelti gli animali che hanno più capezzoli, così da permettere ai suinetti di aver miglior accesso al latte così da non dover combattere con i fratelli». «E permette alla scrofa di essere più prolifica, giusto?» ha incalzato la giornalista. Capezzoli uguale prolificità è difficile da dimostrare… non c’è nessuna modifica genetica. Sul finale la conduttrice e l’allevatrice sono state concordi nel sostenere la necessità di un’etichetta trasparente sul tipo di allevamento. «Ma temo - ha concluso la rappresentante di Confagricoltura - che non tutti i consumatori sarebbero disposti a pagare la carne il 40% in più, come dovrebbero fare nel caso volessero comprare carne da allevamenti estensivi».
«Si è trattato di un intervento che ha portato in televisione la testimonianza di chi lavora con passione e competenza in questo settore - sottolinea Confagricoltura Piacenza nella nota stampa - non a caso Giovanna Parmigiani ha smontato le tesi avverse, nell’ambito di un confronto sui contenuti, come si conviene tra professionisti che sostengono posizioni distanti». Ben diversamente è andata sui social dove in parallelo e con buona pace dell’orario (era ormai notte fonda) si è scatenata una battaglia di religione, proseguita anche nei giorni successivi che ha portato anche, da parte di alcuni facinorosi, a minacce personali all’allevatrice. «Come spesso accade, chi non ha argomenti alza la voce - rimarca l’associazione degli imprenditori agricoli - Confagricoltura Piacenza esprime unanimemente sostegno a Giovanna Parmigiani, che nel frattempo ha provveduto a sporgere denuncia. Si resta allibiti di fronte all'aggressività di chi in difesa degli animali augura male alle persone contravvenendo in prima persona alla professata etica del rispetto e della dignità per tutti. Ad ogni buon conto, per gli insulti sui social, che nulla hanno a che vedere con il confronto e il civile dialogo, esiste il reato di diffamazione aggravata, come recenti sentenze hanno evidenziato».
(sotto, da sinistra Parmigiani e Innocenzi)

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