Agroalimentare

Piano olivicolo, ASSITOL: «L'olivicoltura si ammodernerà, raddoppieremo la produzione»
ROMA - Il PON (Piano olivicolo nazionale) secondo gli industriali del settore, fornirà risorse per l’ammodernamento dell’olivicoltura italiana e, soprattutto, sarà possibile aumentare la quantità di olio prodotta in Italia. Ora il rilancio del comparto olivicolo-oleario è finalmente una possibilità concreta e si può finalmente pensare al raddoppio della produzione nazionale, insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale, e a sviluppare le potenzialità dell’accordo di filiera. Pensa già al futuro ASSITOL, l’associazione italiana dell’industria olearia, che esprime soddisfazione per la definitiva approvazione del Piano Olivicolo Nazionale.
PUNTO DI PARTENZA «Abbiamo profondamente creduto nel PON e lo abbiamo sostenuto. Per noi, questo non è un traguardo, ma un punto di partenza di un percorso virtuoso - sottolinea Giovanni Zucchi, presidente di ASSITOL - disegnato in accordo con i diversi attori della filiera, con l’obiettivo di promuovere l’efficienza colturale ed il rinnovamento del comparto olivicolo-oleario».
RECUPERARE LA COMPETITIVITA' Il PON stanzia, per il triennio 2015-2017, 32 milioni di euro per contrastare la crisi dell’olivicoltura italiana. In particolare, il provvedimento riconosce l’urgenza di recuperare il potenziale produttivo e competitivo dell’olivicoltura italiana, grazie all’aumento delle quantità prodotte nei prossimi 5 anni. «Abbiamo sempre detto che, per costruire un’industria olearia forte, occorre un’olivicoltura forte. Ora sarà possibile - chiosa Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d’oliva - sviluppare un’agricoltura capace di rispondere alle esigenze dei consumatori, italiani e stranieri e lavorare all’aumento della produzione».
La nostra olivicoltura che, in annate normali, si attesta sulle 350mila tonnellate, non riesce a coprire il nostro fabbisogno interno e, a maggior ragione, quello necessario a coprire le esportazioni, che insieme ammontano complessivamente ad un milione di tonnellate. Le aziende del settore, che in media esportano il 60% dei loro prodotti, sono dunque obbligate a ricorrere alle importazioni.
«Non è una novità - osserva il presidente del gruppo olio d’oliva - che l’industria soffra il problema del deficit storico di materia prima. Stavolta, però, con l’avvio del Piano, si potrà rendere più competitivo il nostro comparto, costretto da troppo tempo a confrontarsi con una concorrenza estera sempre più aggressiva e, a differenza delle nostre imprese, forte del sostegno delle istituzioni e di un quadro normativo più agile».
PESTICIDI Tra le novità del decreto apprezzate dagli industriali, va segnalato il nuovo approccio sull’impiego dei pesticidi. I produttori agricoli sono chiamati ad impiegare soltanto i prodotti accettati nei principali paesi di destinazione degli oli nazionali, favorendo l'export, che rappresenta la chiave di volta per il futuro del comparto. «La nostra leadership mondiale nelle esportazioni di prodotto confezionato - ricorda ancora Cremonini - si scontra da anni con una pesante barriera non tariffaria, costituita dal divieto di quegli anticrittogamici e antiparassitari consentiti, invece, nella nostra agricoltura, rendendo così impossibile vendere il nostro olio in mercati fondamentali come gli Stati Uniti e la Cina».
«Visti i positivi risultati del tavolo di filiera, ASSITOL si augura di vedere presto al lavoro - si legge in una nota - anche la nuova Organizzazione interprofessionale dell’olio d’oliva, struttura che riunisce tutte le diverse componenti del mondo oleicolo».
«In questo modo - afferma il presidente Zucchi - l’intera filiera troverebbe finalmente uno strumento efficace per ridisegnare il futuro del nostro settore».

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