Agricoltura

Viticoltura del futuro, convegno azienda Vistorta: dal bio agricoltura sostenibile e responsabile
PORDENONE - Un momento di incontro e di scambio di esperienze a cui hanno partecipato oltre 300 tra imprenditori agricoli e operatori della filiera vitivinicola: un pubblico oltre le attese che ha affollato gli antichi granai dell'azienda agricola per ascoltare dalla viva voce di alcuni dei massimi esperti nazionali motivazioni e vantaggi della conversione al biologico, esperienze e difficoltà.
BIO, AGRICOLTURA RESPONSABILE Un appuntamento fortemente voluto da Brandino Brandolini d'Adda, titolare dell'Azienda Agricola Vistorta, che ha inteso così sensibilizzare altre aziende a crescere nell'impegno verso un'agricoltura sostenibile e responsabile. Una strada che Vistorta ha imboccato già da alcuni anni arrivando alla certificazione bio nel 2009. Oggi l'azienda, oltre alla vite, coltiva in biologico anche ortaggi, farro, grano, mais, soia ed erba medica. «Andare verso l'agricoltura biologica - spiega Brandolini - è stato per noi un percorso naturale. Oggi, con questo convegno, abbiamo iniziato un percorso che vorremmo portasse Vistorta ad essere un esempio e un crocevia di esperienze per un'agricoltura migliore».
SI TORNA A PARLARE DI SUOLO L'incontro, che si è svolto giovedì 16 maggio “Una viticoltura per il futuro”, eorganizzato in collaborazione con AIAB-FVG, ha preso le mosse dalle motivazioni che spingono alla conversione, affrontate da Enzo Mescalchin della Fondazione E.Mach di San Michele all'Adige, che ha riportato le esperienze di chi ha trovato nella viticoltura biologica una scelta logica, dettata in primis dalla necessità di vivere in un ambiente sano per l'agricoltore e la propria famiglia. «La migliore difesa non è avere nuove armi, ma conoscere il nemico» ha sintetizzato Mescalchin che ha poi portato l'attenzione sul terreno, mettendo in rilievo che «attraverso il bio siamo tornati a parlare di suolo».
IL TERRENO E' ORGANISMO VIVENTE Sul terreno si è concentrata Anna Benedetti direttore del Centro di Ricerca per lo Studio delle Relazioni tra Pianta e Suolo di Roma: «Nel suolo abbiamo il 95% della biodiversità del pianeta - ha spiegato - ad animali e vegetali il restante 5%. A tutti gli effetti il suolo deve essere considerato un organismo vivente e pertanto si parla di respirazione del suolo. Ha un proprio metabolismo e vive delle sostanze che apportano gli organismi che vi abitano». Ha quindi riportato i risultati dele sue sperimentazioni che mostrano la correlazione tra biodiversità del suolo del vigneto e qualità del vino.
Di suolo ha continuato a parlare anche Luca Conte, agronomo, che ha spiegato nel dettaglio come avviene l'Analisi della Vanga: si tratta di uno strumento semplice ma utilissimo per conoscere il proprio terreno partendo dal prelievo e dall'osservazione di una zolla.
DIFESA SENZA LA CHIMICA È quindi intervenuto Giovanni Bigot, di Perleuve di Cormons che ha spiegato come difendere il proprio vigneto senza la chimica, portando l'esperienza di 15 anni in Friuli Venezia Giulia. Ha sottolineato l'importanza della conoscenza e dell'osservazione in campo, dove il passaggio al biologico deve essere soprattutto un cambio di atteggiamento, nel quale non basta sostituire le sostanze di sintesi con rame e zolfo.
Si è poi conosciuta la realtà dei biodistretti della Toscana con Ruggero Mazzilli, della Stazione sperimentale per la Viticoltura Sostenibile di Panzano in Chianti dove i vigneti biologici sono ormai il 95%. «Coinvolgere tutti - ha spiegato - per noi è la massima protezione con il minimo sforzo, perché se tutti si muovono nella stessa direzione è più facile ottenere risultati».
Pierluigi Donna, degli Agronomi SATA di Rovato, ha presentato l'esperienza della Franciacorta, da cui si è generato un metodo per la valutazione della biodiversità dell'azienda viticola esteso ad altre regioni italiane. Una metodologia che partendo dall'analisi dello stato fisico e strutturale dei terreni passa a valutare la propensione dell'azienda ad ospitare la biodiversità, fino alla valutazione dei comportamenti e delle modalità operative.
(sotto, da sinsitra, il tavolo dei relatori; Cristimna Michelini e Brandino Brandolini; il pubblico - foto Studio Cru)
Spazio infine al dibattito moderato da Cristina Micheloni di AIAB-FVG. Sono qui intervenuti, oltre ai relatori, anche Lorenzo Mocchiutti dell'Azienda Vignai da Duline e Brandino Brandolini d'Adda, Azienda Agricola Vistorta: è stata l'occasione per definire con il pubblico presente nuovi obiettivi per il futuro per le aziende biologiche.
AZIENDA VISTORTA Proprietà della famiglia Brandolini fin dal XVIII secolo. Comprende complessivamente 200 ettari, di cui 35 coltivati a vigneto. Di questi, 16 ettari sono coltivati a merlot, suddivisi in 15 piccoli appezzamenti diversi tra loro per età e per clone utilizzati per produrre il Vistorta, considerato uno dei grandi vini rossi italiani.

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