Agroalimentare

Coldiretti Piacenza: Cassazione conferma che è reato usare derivati latte per produrre formaggi freschi
PIACENZA - E’ reato etichettare come “freschi” e genuini prodotti caseari realizzati con ingredienti industriali prelavorati. A dirlo è Cinzia Pastorelli, responsabile sicurezza alimentare per Coldiretti Piacenza rifacendosi alla recente sentenza della Corte di Cassazione che, con riferimento ad una fattispecie di produzione e vendita di ricotta fresca prodotta con siero di latte in polvere, ha fornito non solo chiarimenti sulla nozione di freschezza, ma anche circa il reato rappresentato dalla vendita di sostanze alimentari non genuine presentate come tali.
DERIVATI DEL LATTE La questione è stata affrontata nell’ambito del procedimento per il riesame di un decreto di sequestro preventivo avente per oggetto 26 sacchi di siero di latte in polvere che, secondo quanto affermato, venivano adoperati per la produzione di ricotta. In un primo momento, il Tribunale di Palermo aveva escluso che si trattasse di reato, ma in seguito, su ricorso del procuratore della Repubblica di Palermo, l’ordinanza del Tribunale è stata sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione che si è pronunciata in maniera radicalmente diversa. E’ stata rilevata, infatti, l’applicabilità delle norme di settore (legge n.138/74) che, regolamentando la produzione di prodotti caseari, fanno espresso divieto di adoperare, in tali alimenti, derivati da latte in polvere, quali, appunto, il siero da latte in polvere.
«Questa sentenza - spiega la responsabile - rappresenta un rafforzamento di una duplice tutela nei confronti dei consumatori e degli allevatori. Il concetto di fresco infatti, non può prescindere dalla materia prima che compone un prodotto e che inevitabilmente incide sulla genuinità e bontà dello stesso; scrivere “fresco” in modo indiscriminato, senza considerare gli ingredienti, è fuorviante per il consumatore al quale invece deve essere garantita totale trasparenza a riguardo».
«Il settore allevatoriale - conclude Pastorelli - necessita di maggior tutele e questa sentenza rappresenta una piccola vittoria anche per i nostri allevatori che lavorano per garantire la produzione del vero formaggio Made in Italy».
«Sono 8,6 i miliardi di chili tra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro che hanno varcato le nostre frontiere - afferma Massimo Albano, direttore Coldiretti Piacenza - e che vengono utilizzati per la produzione di latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Le multinazionali acquisiscono silenziosamente le nostre realtà produttive e “mungono” i nostri allevatori con prezzi alla stalla che non arrivano a coprire nemmeno i costi di produzione. Per questo, insieme al Codacons, Coldiretti chiede all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato di fare luce sugli abusi di dipendenza economica a danno dei produttori di latte fresco».

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