Zootecnia
Latte e suini, Fava: «La Ue scongiuri la chiusura delle stalle attivando il fondo della riserva di crisi»
MILANO - «Credo che il commissario europeo all'Agricoltura Phil Hogan stia sottovalutando la crisi dei settori lattiero caseario e della suinicoltura, chiedendo di non attingere alle risorse della riserva di crisi. Se non si sostengono le aziende oggi, che sono a forte rischio chiusura,
quando intende intervenire?». Cosi' l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, commenta l'intervento del commissario Hogan in commissione Agricoltura al Parlamento europeo, chiedendo «soluzioni rispettose delle diverse condizioni delle regioni dell'Europa».
FONDI DISTRIBUITI CON LOGICHE ERRATE «I 500 milioni stanziati lo scorso settembre dall'Ue - spiega Fava - sono stati distribuiti secondo logiche errate, perché ne hanno beneficiato Paesi deficitari nell'autoapprovvigionamento, come il Sud Europa, così come grandi produttori, come Danimarca, Olanda, Repubbliche Baltiche. Se le risorse fossero state destinate secondo il criterio del fabbisogno produttivo, si sarebbe
attenuata la produzione, cosa che invece non è accaduta».
SALVAGUARDARE PRINCIPIO AUTOSUFFICIENZA Tali principi, secondo l'assessore lombardo, dovrebbero essere applicati in caso in cui l'Europa dovesse deliberare per l'abbattimento dei capi. «Se mai dovesse passare una linea del genere - spiega Fava - non solo avremmo la riprova del fallimento dell'atterraggio morbido post quote latte, ma ritengo che bisognerebbe salvaguardare il principio dell'autosufficienza. Regioni costrette a importare latte non siano costrette ad abbattere i propri capi, lo faccia il Nord Europa che invade di latte il resto dell'Europa».
TUTELARE LE STALLE La priorità, in questa situazione, è tutelare la sopravvivenza delle stalle, da latte, ma anche quelle che allevano suini, troppo spesso marginalizzate. «Bisogna assicurare anche alle Regioni la possibilità di intervenire direttamente, accanto a misure strutturali che non si limitino allo stoccaggio privato, misura quasi solo palliativa - afferma Fava - ma bisogna ripensare il modello di filiera, agevolando assicurazioni sul reddito delle imprese zootecniche, pianificando operazioni di marketing internazionale per i prodotti Dop e valorizzando i territori». «Sarebbe un passo in avanti notevole l'etichettatura - conclude Fava - ma non possiamo nascondere che non è solo l'industria alimentare che la rifiuta, ma anche una buona parte degli stati comunitari».
(foto gisimage)

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