Aziende
Eataly apre a Piacenza, Farinetti: tutelare i nostri prodotti e battere i pugni in Europa
PIACENZA - «Per attirare investimenti, serve un Paese semplice e oggi l’Italia è complicata». Oscar Farinetti, patron di Eataly, senza mezzi termini sulla situazione politica ed economica attuale ha inaugurato domenica sera il nuovo store food a Piacenza. Trecento dipendenti, un investimento di sei milioni di euro che si può ammirare nella sontuosa sede della ex Cavallerizza (maneggio militare di fine ‘800) ristrutturata per l’occasione. In bella mostra i prodotti che veicola Eataly, ma soprattutto le tante specialità piacentine fornite dalle aziende locali: vino, formaggi, salumi, pomodoro, panetteria e farine, confetture, ortofrutta. Farinetti ha parlato a ruota libera, attorniato dalle autorità e ha imposto il silenzio a tutti presenti quando un sacerdote ha benedetto la nuova impresa.
Perché Piacenza?
«Ogni Eataly è dedicato a valori positivi, un po’ in estinzione nel nostro Paese, come ad esesmpio verità, impegno, coraggio. Uno di questi è la biodiversità, vero primato dell’italia. La biodiversità nasce dalla provincia italiana, con le storie e le tradizioni, che è anche la prima ad andare in crisi in questo momento. Piacenza è un’icona della provincia italiana che produce prodotti fantastici, ma che è in difficoltà a narrarsi, a vendersi. Qui ci sono i salumi più buoni d’Italia, alcuni formaggi straordinari e da anni fa vino strepitoso con grandissimo rispetto del territorio. Nell’ortofrutta, poi, ci sono 15 prodotti di livello eccelso. Piacentini hanno la più buona zucca d’Italia».
I nostri prodotti sono poco tutelati in Europa, la quale è sorda all’indicazione dell’origine delle materie prime in etichetta. Se lei fosse a Bruxelles cosa farebbe?
«Un casino della Madonna. E’ ora di far sentire la nostra voce e tirare fuori il marchio Italia e narrarlo al mondo. Avremo un futuro se riusciremo a esportare il 90% di ciò che facciamo. Siamo lo 0,50% della superficie del mondo. Abbiamo il 70% del patrimonio artistico mondiale e un microclima della biodiversità e dei venti per cui possiamo produrre i cibi più buoni del mondo, a un prezzo medio elevato. Si avrebbero così buoni salari in Italia e il rilancio dei consumi interni. L’Europa è vitale e dobbiamo volerle bene, ma ci dobbiamo far sentire, tirare fuori le palle».
Lei ha invitato le imprese italiane a investire, ma le aziende rispondono di essere disposte a farlo con meno tasse e meno burocrazia.
«E io aggiungerei con una situazione del lavoro più semplice: non con 42 tipi di contratto. Non in un posto in cui ci sia un giudice che decide se un’azienda deve riassumere. L’Italia va semplificata sotto tutti i profili. I lavoratori sono altrettanto importanti quanto gli imprenditori. Si parta dall’idea che l’impresa è fatta da imprenditori e lavoratori. Ma lo start up è dell’impresa: c’è un’idea, c’è del capitale e c’è un rischio. L’impresa deve capire che il lavoratore è importante, ma per attirare investimenti occorre un Paese semplice. E oggi l’Italia è complicata».
Per aprire un vigneto occorrono 21 adempimenti amministrativi e una miriade di enti di controllo, in Francia ce ne sono sette. Come si compete?
«Eh, bravo…»
E’ vero che il marchio Eataly è nato a Piacenza?
«E’ vero. Avevo un grande consulente, l’architetto Bartoli, poi scomparso. Suo figlio oggi lavora con me. La crasi delle parole Eat e Italy - che noi volevamo tenere staccate - ci è stata suggerita da una dipendente di Bartoli. La grande genialità appartiene alla gente comune».
Piacenza è a 50 km da Milano e a maggio 2015 comincia Expo. Come sfruttare l'Esposizione universale?
«La posizione geografica è la fortuna e la sfiga di Piacenza. Una città di confine. Qui ci sono i confini di tre regioni, non so quale altra città li abbia. A Piacenza ci sono molti vantaggi sotto il profilo logistico. La sfiga, invece, riguarda il rischio di mancare di identità proprio a causa dei confini. Ora Piacenza è a due passi da Milano. Expo è un’occasione enorme per gli italiani. Dobbiamo crederci. Si prevedono 23 milioni di visitatori. Io penso che ne arriveranno 30 milioni: 20 di italiani e 10 di stranieri. Questa moltitudine non potrà stare tutta nel Decumano e nel Cardo e quindi bisognerà mandarla a vedere le bellezze della biodiversità artistica, umana, agroalimentare. I territori si devono inventare elementi di attrazione, recuperando storia e tradizione».
(Farinetti apre Eataly a Piacenza - foto gisimage)

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