Latte
Tavolo del latte in Lombardia, Fava: servono strategie di filiera e sinergie con Gdo
MILANO - «Oggi abbiamo aperto un confronto per capire se esistono le condizioni per arrivare, entro qualche mese, ad avere un Accordo quadro sul tema del latte, che comprenda le strategie di filiera, necessarie per capire dove mettere le risorse». Lo ha detto l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura, Gianni Fava, incontrando oggi, 1 ottobre, i rappresentanti delle associazioni di categoria e di Federdistribuzione sulle problematiche del settore lattiero caseario.
PROPOSTE Al tavolo convocato in Regione Fava ha avanzato nuovamente le proposte fatte in un recente incontro con le rappresentanze di categoria («attendiamo osservazioni di merito e di sostanza» ha detto l'assessore), in particolare sui temi delle aggregazioni, delle sinergie con la Grande distribuzione, della necessità di realizzare un impianto di polverizzazione del latte, che sia nella disponibilità pubblica (ma non di proprietà pubblica) per la gestione della materia prima nella fasi di maggiore volatilità del mercato; dell'utilizzo di formule di sostegno al reddito dei produttori attraverso strumenti assicurativi, sulla base di quanto da tempo avviene negli Stati Uniti con Milk Protection Program, un programma, a base volontaria, che assicura un sostegno finanziario agli allevatori quando la differenza fra prezzo del latte e costi dell'alimentazione scende sotto il livello di copertura assicurativa scelto dall'allevatore.
REDISTRIBUIRE MARGINI DI PROFITTO «Siamo in una fase di ridefinizione del sistema economico di questo territorio - ha detto Fava - e nessuno si può ritenere chiamato fuori da questo processo. Serve uno sforzo di tutti per riequilibrare la filiera nelle sue diverse componenti. Esistono le condizioni per recuperare una marginalità da redistribuire ai suoi componenti. Solo riconsiderando quanto importante sia il “made in Italy” faremo scelte precise, che toccano poi alla politica. Da qui alla fine dell'anno dobbiamo decidere insieme cosa fare, la crisi non è passeggera. Se diciamo agli agricoltori lombardi che bisogna tirare ancora la cinghia, avremmo una reazione scomposta».
VERTICALIZZARE LA FILIERA «I costi - ha proseguito l'assessore - non sono più comprimibili, soprattutto nel sistema italiano. Dati certi ci dicono che, a fronte della contrazione consistente del valore del latte, non c'è analoga situazione sui prezzi al consumo. Vuol dire che la redditività si sposta, non sparisce. Ed è il motivo per cui abbiamo scelto di verticalizzare la filiera: oggi qui abbiamo tutti gli attori, dal produttore a fino a chi vende latte e formaggio alla massaia. Serve uno sforzo di tutti per riequilibrare la filiera dal punto di vista dei margini, in tutte le parti che la compongono».
IL VALORE DEL MADE IN ITALY «Se resta ancora un valore aggiunto avere una produzione nazionale nel settore - ha detto Fava - come pensiamo che sia, allora non possiamo non tutelare un comparto in una regione dove si produce la metà del latte dell'intero Paese. Diversamente, tra un anno l'indice di dipendenza dal mercato estero per un prodotto primario come il latte salirà ancora. Punti di equilibrio nella filiera vanno trovati, perché il livello di emergenza lo abbiamo raggiunto. Il 15-20 per cento delle 6000 stalle lombarde rischia la chiusura, per motivazioni spesso esogene al sistema, non per errori imprenditoriali, ma che le rendono fragili e poco competitive. A chi si sta apprestando a presentare un piano di investimento per ammodernare le proprie stalle, bisogna dire qual è il mercato in cui si inserisce».

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