Zootecnia
Consorzio la Carne che Piace: «Troppe minacce alimentari dalla Ue e dagli Usa arriva la carne sintetica»
PIACENZA - «Faremo barricate per difendere la zootecnia e l’agricoltura italiana dalle minacce alimentari che il libero mercato e l’Ue stanno dirottando sul nostro settore, come già fatto in passato con il Ceta e il TTIP». È un appello a difendersi dalle politiche comunitarie quello di Giampaolo Maloberti, presidente del consorzio La Carne Che Piace, che commenta le recenti notizie per cui la startup americana Memphis Meat starebbe preparando la produzione di carne sintetica, interamente creata in laboratorio, con gli investimenti di personalità come Bill Gates e Richard Branson.
«Una carne chimica frutto di un processo di estrazione e coltivazione delle cellule - esordisce Maloberti - che farà solamente gli interessi di certe lobby legate alle multinazionali e ai gruppi di potere. In nome del libero mercato e dei trattati commerciali tra Ue e Usa, il passo successivo sarà quello di portare le “bistecche da coltura cellulare” sulle tavole del nostro Paese. In questo modo, però, si ucciderà l’enorme settore degli allevamenti, una delle principali risorse dei nostri territori, che crea reddito per numerose famiglie. Per non parlare, poi, del regolamento sul novel food: dal primo gennaio del prossimo anno, in Europa diventerà operativo un pacchetto di norme approvato nel novembre del 2015, che permette il commercio di piatti a base di alghe, oppure ottenuti da vegetali che si sono riprodotti in modi non tradizionali, o con strutture molecolari modificate, insetti, grilli, camule, cavallette, formiche, polpette e burger a base di larve. Attorno a tutto ciò, vanno considerati gli allarmi dell’OMS folli e infondati - puntualmente smentiti - sulla cancerogenicità della carne. Insomma, è ora di opporsi con forza a questo disegno meschino che vuole mettere in ginocchio le tradizioni, i costumi e le ricchezze di Piacenza e di tutte le regioni italiane, rischiando di compromettere anche la salute dei consumatori».
«Perseguendo questo piano “anti-agroalimentare”, i burocrati - conclude Maloberti - potrebbero innescare ripercussioni anche di tipo ambientale. Il disincentivo degli allevamenti, infatti, causerebbe lo spopolamento delle colline e delle montagne, cioè l’abbandono delle piccole comunità che vivono ad alta quota e il conseguente avanzamento della superficie boschiva. Numerosi, per esempio, sono gli allevamenti con linea vacca-vitello, che prevedono la permanenza del vitello accanto alla madre per il periodo della lattazione. Attraverso quest’ultimi, si favoriscono i pascoli, la frequentazione della montagna e la prevenzione contro frane e dissesti idrogeologici».
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